John Cooper Works, l’essenza di Mini: tre modelli che esaltano le emozioni

Bmw Group, nei primi tre mesi del 2026 ha consegnato un totale di 565.748 veicoli (-3,5%). In crescita Mini: +5,9%

Mini al Salone del Mobile con Paul Smith in “A Garden of Curiosity”. L'installazione a Palazzo Borromeo d'Adda

Countryman E aumenta l'autonomia a oltre 500 km. Versatilità e tecnologia equipaggiano le due Bev del modello più grande di Mini
BRESCIA - In casa Mini la sportività ha un nome e un cognome: quelli di John Newton Cooper, ingegnere e imprenditore che nell’immediato dopoguerra fondò assieme al padre Charles un’azienda specializzata nella produzione di monoposto da corsa con il motore posizionato alle spalle del pilota. Soluzione vincente, testimoniata dai successi ottenuti in 9 anni di Formula 1, con 16 Gran Premi vinti e i titoli mondiali nel 1959 e nel 1960. Fu lui a inventare la Mini Cooper concedendo alla Bmw – che nel 1994 aveva assunto il controllo del gruppo britannico – di utilizzarne il nome e avviando nel 2006 lo sviluppo delle versioni sportive John Cooper Works, inizialmente prodotte in Italia da Bertone. Oggi le Mini Jcw costituiscono un’intera famiglia ad alte prestazioni di cui abbiamo apprezzato non solo il temperamento, ma anche l’agilità in stile go-kart tipica del brand e la capacità di rispettare un passato glorioso, certificato dalle tre vittorie (1964, 1965 e 1967) conquistate nel leggendario Rally di Montecarlo. Il tutto restando sempre al passo con l’evoluzione del settore.
Infatti dei cinque modelli che costituiscono l’attuale gamma Jcw, due sono proposti per la prima volta anche con la propulsione 100% elettrica: sono la versione base e la più performante Aceman che dispongono di 258 cv e promettono rispettivamente un’autonomia di 371 e 355 km.

Entrambe dispongono della funzione “electric boost” che gioca a favore dell’accelerazione mettendo a disposizione 27 cv supplementari. A completare la famiglia concorrono le varianti termiche berlina e cabrio, quest’ultima con capote che si ritrae in 18 secondi a velocità non superiore ai 30 km/h. Entrambe condividono il 4 cilindri 2.0 da 231 cv abbinato al cambio automatico a doppia frizione. Un powertrain che rispettivamente promette un’accelerazione 0-100 km/h in 6,1 e 6,4 secondi, oltre a una velocità massima di 250 e 245 km. Non manca neppure, a completare l’offerta, il modello che si colloca al vertice della gamma: la station wagon Jcw Countryman con trazione integrale ALL4 e un 4 cilindri da 300 cv con coppia massima di 400 Nm che la spinge fino a 250 km orari.

In tema di divertimento alla guida, merita attenzione la nuova regolazione specifica introdotta nel sistema di regolazione delle modalità di guida Mini Experience Modes previste per tutta la famiglia Jcw. Definita “Go-kart Mode”, questa nuova alternativa concorre a rendere ancora più entusiasmante l’accelerazione, nonché più diretta la calibrazione dello sterzo. Un ulteriore tassello emblematico della sportività di una gamma che su questo piano non teme confronti, come abbiamo verificato durante il test nel quale l’intera famiglia ha suscitato impressioni più che lusinghiere. Nulla da dire per quanto riguarda la tecnologia di bordo, il cui “cuore pulsante” è il grande display circolare Oled da 9,4 pollici di diametro che svetta al centro della plancia e consente di gestire – anche a voce – l’infotainment, la navigazione, il clima e la strumentazione di bordo. Tutto con un listino che per le versioni Jcw parte da 31.900 euro per la Cooper 3 porte, da 39.100 per la Countryman e da 39.950 per la Cabrio. Mentre nel caso delle elettriche la base è di 36.450 euro per la Cooper 3 porte e di 39.050 per la Aceman.





