La locandina del docufilm “Ignazio Giunti La storia mai raccontata”

“Ignazio Giunti – La storia mai raccontata”: nella sede di ACI Italia presentato il docufilm omaggio al pilota italiano

di Michele Montesano
  • condividi l'articolo

Mai dimenticato, a oltre cinquant’anni dalla tragedia di Buenos Aires la figura di Ignazio Giunti torna a vivere grazie a un’opera che racconta sia le gesta che il lato umano del talentoso pilota romano. Il docufilm “Ignazio Giunti – La storia mai raccontata”, scritto e diretto da Marco Gentili e prodotto da Bluebird Srl in collaborazione con Rai Documentari e ACI, non è soltanto un omaggio a uno dei talenti più puri del motorismo italiano, ma un vero atto di restituzione storica e morale.

Presentata nella sede dell’Automobile Club d’Italia di Via Marsala a Roma, l’opera ha il merito di colmare un vuoto, riportando alla luce l’uomo oltre che il pilota, la dimensione umana dietro il casco in un’epoca in cui il coraggio correva spesso più veloce della sicurezza. Una narrazione intensa che però è una vera e propria carezza all’animo gentile di Giunti, romano di nobili origini calabresi e astro nascente dell’automobilismo tricolore.

L’inizio è d’impatto. A soli 29 anni, il 10 gennaio 1971, Giunti trovò la morte durante la 1.000 km di Buenos Aires, gara inaugurale del Campionato Mondiale Sport-Prototipi. Un incidente che avrebbe segnato per sempre la storia delle corse. La Matra di Jean-Pierre Beltoise, rimasta in panne, venne spinta a mano in mezzo alla pista dal pilota, mentre le vetture continuavano a transitare a velocità elevatissima. Le immagini mostrano il tempo sospeso prima dell’impatto, quando la Ferrari di Mike Parkes scarta all’ultimo istante, svelando improvvisamente l’ostacolo a Giunti, leader della corsa.

Non c’è spazio per reagire: l’urto è devastante, l’auto esplode. In quella palla di fuoco muore non solo un pilota, ma una promessa, un simbolo di un’intera generazione. Quella tragedia divenne immediatamente il “Caso Giunti”, un punto di non ritorno nella percezione del rischio nelle competizioni automobilistiche. Autosprint, sotto la direzione di Marcello Sabbatini, si fece portavoce di un’indignazione civile e sportiva che puntava il dito contro le responsabilità individuali e organizzative, aprendo la strada a una battaglia per regolamenti più severi, autodromi più sicuri e una nuova cultura della prevenzione.

Come ricorda il docufilm, esiste un “prima” e un “dopo” Buenos Aires, una linea di frattura che separa l’epoca romantica e brutale delle corse da quella, ancora lontana ma inevitabile, della sicurezza come valore centrale del moderno Motorsport. È proprio questo il cuore dell’opera di Gentili, frutto di oltre dieci anni di ricerche, testimonianze, materiali d’archivio e interviste inedite.

Un lavoro nato dalla passione del regista Gentili e cresciuto, man mano, con il coinvolgimento di figure chiave che hanno impreziosito l’opera. Il docufilm intreccia video e immagini rari, grazie alla certosina ricerca e all’ausilio delle Teche Rai, a momenti di fiction in cui si vuole trasportare, quasi sospendendo il tempo, ai giorni nostri Giunti. Muovendosi tra inchiesta e biopic, l’opera di Gentili riesce a coinvolgere con un linguaggio cinematografico innovativo che evita la retorica e cerca la verità emotiva.

Durante la presentazione dell’opera, più volte è emersa la consapevolezza di quanto sia difficile, ancora oggi, raccontare una figura come quella di Giunti senza lasciarsi travolgere dal dolore. «Ricordare un pilota che è morto a trent’anni non è facile», è stato sottolineato sia dal Commissario Straordinario ACI Generale Tullio del Sette che dal Subcommissario Straordinario Giovanni Battista Tombolato, marcando come la memoria di Ignazio non appartenga solo agli appassionati, ma continui a parlare anche alle nuove generazioni. In un’epoca in cui la Formula 1 e l’Endurance hanno raggiunto livelli di sicurezza impensabili allora, il racconto di quegli anni serve a comprendere il prezzo umano pagato per arrivare a questo punto.

Il docufilm restituisce con grande sensibilità il ritratto di Giunti uomo, prima ancora che pilota. Vittorio Tusini Cottafavi, nipote di Giunti e autore di una biografia a lui dedicata, lo descrive come: «Un ragazzo nobile, coraggioso, pieno di vita, sempre scherzoso, scanzonato, con tanta voglia di vivere». Una figura capace di creare legami profondi in un ambiente duro e competitivo come quello delle corse di allora. Non è un caso che sia Nanni Galli che Sandro Munari abbiano parlato di lui come di un fratello, un sentimento tutt’altro che scontato in un mondo in cui il rischio quotidiano forgiava rapporti intensi e autentici.

Dal punto di vista sportivo, Giunti rappresentava uno dei migliori talenti italiani di una generazione straordinaria, cresciuta tra gli anni Sessanta e Settanta. Era il periodo delle grandi sfide tra Ferrari, Ford e Porsche, delle gare Turismo e di durata che costituivano la vera “palestra” dei piloti completi, prima ancora della Formula 1. Giunti era arrivato al Mondiale Marche come gentleman driver, per poi affermarsi come top driver prima di Alfa Romeo e poi di Ferrari, con legittime ambizioni anche nel Circus. «Era il più veloce e talentoso degli italiani di quel periodo», viene ricordato nel film, un pilota che non ha avuto il tempo di esprimere fino in fondo il proprio enorme potenziale.

Il docufilm dà voce a molti protagonisti di quell’epoca, da Jacky Ickx ad Arturo Merzario, da Mauro Forghieri a Nanni Galli passando poi ad Antonello Coletta, Emanuele Pirro, Luca Cordero di Montezemolo e Alberto Sabbatini. Particolarmente toccanti sono le testimonianze di chi era presente a Buenos Aires quel giorno, come Merzario, che attendeva Giunti ai box per il cambio pilota. Un mosaico di voci che si incastrano tra loro, come ha sottolineato lo stesso Gentili, creando un racconto corale in cui il coinvolgimento emotivo resta fortissimo nonostante il passare dei decenni.

Durante la presentazione è stato evidenziato anche il coraggio produttivo dell’operazione. Gentili ha portato avanti il progetto senza una committenza iniziale, fidandosi delle proprie capacità, della passione e del fascino intramontabile del soggetto. Una scommessa vinta, come dimostrano l’accoglienza del pubblico presente nella sede di ACI e dallo scrosciante applauso. Già disponibile su RaiPlay il docufilm “Ignazio Giunti – La storia mai raccontata” verrà trasmessa in onda anche su Rai3 il prossimo 19 gennaio.

Raccontare Giunti significa custodire un patrimonio sportivo, etico e culturale che non appartiene solo alla storia dell’automobilismo, ma alla nostra identità collettiva. E come ha ricordato Luigi Del Plavignano, direttore di Rai Documentari: «Giunti non è soltanto un grande pilota del passato, è il volto di una generazione che ha creduto nei sogni, spingendo il proprio talento oltre i limiti e pagando un prezzo altissimo. Tanto che la sua storia di passione e coraggio ancora oggi è in grado di emozionare».

  • condividi l'articolo
venerdì 19 dicembre 2025 - Ultimo aggiornamento: 15:27 | © RIPRODUZIONE RISERVATA