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MILLERUOTE
di Giorgio Ursicino
I componenti per l'industria automotiva

Federmeccanica e sindacati: «Senza interventi la transizione ecologica costerà all'auto italiana oltre 70 mila posti di lavoro»

di Giorgio Ursicino

Da una parte piange il mercato. Dall’altra, certo non ride l’industria, autentico asse portante della nostra economia. L’auto, un tempo locomotiva del Belpaese, è con le gomme sgonfie e rischia di naufragare di fronte all’uragano della transizione energetica. Così, Federmeccanica, insieme alle tre sigle sindacali Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil (le principali Parti Sociali dell’Industria Metalmeccanica e Meccatronica), hanno deciso di chiedere un incontro urgente al premier ed ai ministri competenti (Economia, Lavoro, Politiche Sociali, Sviluppo Economico e Transizione Ecologica) per «valutare assieme le condizioni e le possibili iniziative da attivare in merito ad alcune questioni cruciali emerse dall’Osservatorio Automotive».

Ormai si sa, l’assemblaggio di veicoli nella Penisola non è più fiorente come una volta. Siamo passati da quasi due milioni di unità alla fine dello scorso millennio ad appena mezzo milione di auto appena un ventennio dopo. Diverso il discorso per quanto riguarda la componentistica che, grazie all’internalizzazione dei mercati, ha vissuto di luce autonoma rappresentando una parte importante del Pil e delle esportazioni. L’anno prima del covid l’automotive nel nostro paese fatturava oltre 90 miliardi (quasi il 6% del Pil), con 5.700 imprese e 250 mila occupati, il 7% dell’intera industria manifatturiera.

Nel solo reparto della fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi operano oltre 2 mila imprese e 180 mila lavoratori e si realizza il 7% delle esportazioni metalmeccaniche nazionali per un valore di 31 miliardi di euro. Con la transizione energetica in Europa si perderà mezzo milione di posti, parzialmente compensati dai 226 mila nuovi per la costruzione di motori elettrici e batterie, per una perdita netta di 275 mila addetti. In Italia gli “esuberi” dovrebbero essere 73 mila, 63 mila dei quali dal 2025 e il 2030. Di fronte ad uno scenario così instabile è conveniente muoversi in anticipo per vedere se c’è la possibilità di trasformare i gravi rischi in qualche opportunità.

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Venerdì 4 Febbraio 2022 - Ultimo aggiornamento: 05-02-2022 17:52 | © RIPRODUZIONE RISERVATA