Leclerc doma le McLaren ma consuma troppo il fondo, per la Ferrari è una beffa
Il sogno svanisce in un lampo. No, non è stata la temuta superiorità McLaren sul passo a mettere alle corde Charles e la sua Ferrari. Anzi, fino alla seconda sosta, quindi a due terzi di gara, la Rossa aveva tenuto a bada i razzi papaya con nonchalance, senza strafare. Poi, all’improvviso, la SF-25 del monegasco, da cigno, si è trasformata in anatroccolo e non è più riuscita ad andare, perdendo oltre un secondo al giro dai principali avversari e venendo risucchiata nell’anonimato, manco fosse quella di Lewis che ultimamente ha tolto il sorriso e la fiducia al super campione britannico.
Cosa è accaduto è un mezzo mistero. Leclerc, dopo aver parlato con i tecnici a fine gara, ha dichiarato pieno di delusione: «Non era come pensavo, abbiamo avuto un problema al telaio. È un vero peccato perché, in una stagione complicata come questa, quando capita l’occasione per vincere, ci sfugge di mano. Ero un passeggero, sono deluso». Appena finita la giostra, forse ancor prima che gli ingegneri visionassero la monoposto numero 16, il grande capo Vasseur aveva spiegato: «Con i primi due set di gomme siamo stati molto competitivi, anche nei confronti della McLaren. Con il terzo abbiamo perso ritmo e non c’è stato nulla da fare. Dobbiamo capire cosa è accaduto, potrebbe aver influito la pressione delle gomme. No, risparmiare carburante, o non poter usare la mappatura più spinta, non c’entra, quegli aspetti valgono un decimo al giro non due secondi».
In realtà, il problema pare sia stato il pattino sul fondo che si era troppo consumato e, per evitare la squalifica come già avvenuto, il box ha deciso di alzare la vettura nel finale gonfiando di più l’ultimo set di pneumatici che hanno reso la Ferrari inguidabile. Sia come sia, la SF-25 si è improvvisamente bloccata, non riuscendo a recuperare su Norris, che pure aveva le coperture più usate, ed impedendo le rimonte di Piastri e Russell protagonisti della stessa strategia delle due soste. Così, il Gran Premio d’Ungheria, su un rinnovato circuito tirato a lucido, si è trasformato nel solito show McLaren che ormai ha ipotecato la stagione, bissando il Mondiale Costruttori vinto lo scorso anno e allungando le grinfie anche sul Piloti che invece manca dal 2008 quando al volante c’era Lewis Hamilton.
I ragazzi di Andrea Stella hanno centrato la quarta doppietta consecutiva, una roba che non accadeva più dal 1988 quando a Woking c’erano Prost e Senna. Per l’occasione la McLaren ha già messo in cassaforte 11 vittorie in questo 2025 e vola verso il suo record assoluto. Mancano ancora 10 corse e continuando così sono nel mirino le 12 vittorie di Lauda e Prost dell’84 e pure le 15 del favoloso ‘88 con appunto Alain e Ayrton. C’è da festeggiare una ricorrenza speciale: il trionfo a Budapest è il numero 200 per la squadra inglese, un bottino che è solo nella bacheca di Maranello. Quando si è spento il semaforo, il monegasco si è involato dalla pole, ma quello messo meglio per arrivare primo alla fine appariva Piastri, mentre Norris, nonostante un ottimo scatto, alla prima curva doveva cedere il passo sia a Russell che ad Alonso.
La quinta posizione all’Hungarorig fa svanire i sogni di gloria, ma Will Joseph, il suo ingegnere di macchina, gli sussurrava via radio: «Che ne pensi se passiamo ad una sosta?». Solo la disperazione faceva rispondere a Lando: «Dai, proviamoci». Oscar era francobollato a Leclerc, Norris ha corso per conto suo. Nel finale il britannico, con le gomme stanche, doveva difendersi dall’australiano in grande rimonta con i pneumatici freschi. Il cangurino tentava l’assalto in fondo al rettilineo principale a due giri dalla fine arrivando a ruote inchiodate a sfiorare il compagno come in Austria. Il richiamo fermo di Stella poneva fine alle ostilità: «Oscar ricorda come corriamo noi...».
Sul podio è finito l’ottimo Russell, mentre Charles ha rimediato oltre 40 secondi compresa la penalità per aver ostacolato George in frenata. Nel dietro podio, l’alfiere della Mercedes, rivedendo la staccata fra le due McLaren, chiedeva ridendo: «Ohhh Oscar, perché hai inchiodato?». Se non l’avesse fatto, le due papaya sarebbero finite ammucchiate. Giornata da dimenticare per Verstappen, finito nono dietro a Lawson, per Hamilton, dodicesimo al traguardo nella posizione in cui era partito, ed anche per Antonelli che con la stessa vettura salita sul podio ha fatto solo decimo. Ottime prestazioni per il vecchio Alonso e il giovane Bortoleto finiti rispettivamente alle spalle di Leclerc quarto.

