Suzuki Katana 2019

Suzuki Katana, in sella a un mito che ritorna

di Francesco Irace
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DUERUOTE

MILANO – A distanza di 38 anni da quando la prima Katana conquistò il cuore di motociclisti di tutto il mondo, cambiando anche un po’ i canoni stilistici delle moto stradali, Suzuki ripropone sul mercato la nuova Katana. Nasce dalla matita del designer italiano Rodolfo Frascoli, bravo a reinterpretare in chiave moderna le forme di un modello iconico per il marchio giapponese, adattandolo allo stile attuale e rendendolo per alcuni versi anche futuristico. Gomma posteriore da 190, portatarga basso, coda alta e "mozza" e un'armonia delle forme che non stona con i richiami al passato: vedi il faro quadrato anteriore (a LED), la semicarenatura e la forma della sella. Tutto è perfettamente amalgamato e assume la sostanza di una moto da strada dal carattere sportivo un po' moderna e un po' vintage.

Difficile definirla o categorizzarla, appunto: non è una naked ma nemmeno una sport tourer. È un'esercizio di stile che diventa realtà, sposando il concetto di semplicità e adottando la base tecnica della GSX S1000 e il propulsore – ancora oggi apprezzatissimo da molti piloti – della GSX R1000 K5. Sospensioni regolabili (forcella KYB da 43 mm) e telaio perimetrale in alluminio leggero, come il forcellone, fanno da sostegno a un quattro cilindri da 999 cc capace di erogare 150 CV a 10.000 giri/min e 108 Nm a 9.500 giri/min, con una spinta ai medi regimi ottimizzata. L'impianto frenante è affidato alle pinze monoblocco Brembo ad attacco radiale che agiscono su una coppia di dischi flottanti da 310 mm davanti, con il sistema ABS Bosch di serie.

Prima, seconda, terza: vanno via una dietro l'altra con velocità. Il cambio non è elettronico, ma è rapido e preciso. Non c'è il ride by wire, ma un acceleratore di tipo tradizionale. Ciononostante l'erogazione sa essere morbida e gestibile quando necessario, ma anche rabbiosa ed esuberante se a ruotare la manopola è un motociclista esperto che sa quel che cerca. Il motore spinge fortissimo, soprattutto ai medi, con il suo solito allungo. Invita alla guida sportiva e trova nello scarico originale dal sound strepitoso un alleato prezioso.

Niente elettronica, dunque, niente piattaforma inerziale, solo un traction control regolabile (e disattivabile) su tre livelli: quanto basta per sentirsi sicuri e affidare tutto il resto alle proprie capacità. Io l'ho messa alla prova (purtroppo) solo su asfalto bagnato e l'ho trovata stabile, precisa e bella da guidare. Frena forte, ha un assetto tendenzialmente rigido (che forse esprime il meglio sull'asciutto) e ha una personalità tutta sua. È sportiva, ma non estrema. È elegante ma non classica. Pesa 215 kg eppure in marcia è agile e maneggevole.

Molto bella è la posizione di guida, caricata in avanti il giusto per avere quella sensazione di controllo senza affaticarsi. La sella è alta 825 cm da terra e consente a tutti di mettere i piedi a terra con disinvoltura. Le vibrazioni sono piuttosto contenute e si fanno sentire un po' solo oltre i 5.000 giri. Bello e moderno infine il display Full LCD con grafica dedicata alla Katana, di cui potrebbero migliorare solo un po' il contrasto e la retroilluminazione. È disponibile in due colorazioni – standard, che richiama la vecchia Katana, e tutta nera – ad un prezzo di 13.690 euro e fino a fine aprile viene venduta con lo scarico Akrapovic in titanio in omaggio.

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Lunedì 15 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 20:32 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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