Le conferenza di Assarmatori

Armatori mobilitati sulla transizione energetica: l’Europa deve investire nello shipping gli introiti dell’Ets

di Antonino Pane
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Antonino Pane

Roma. Tante voci, tante proposte, una sola perplessità: la transizione energetica non si può fare a tappe forzate e l’Europa deve investire nello shipping gli introiti dell’Ets. All’assemblea di Assarmatori sono rimbalzate le posizioni delle compagnie di navigazione tutte incentrate, comunque, sulla necessità di accompagnare gli investimenti con soluzioni condivise. Matteo Catani ceo di Gnv è intervenuto in rappresentanza della società e del Gruppo Msc. “Condividiamo pienamente gli obiettivi della transizione energetica e crediamo che il trasporto marittimo debba continuare a svolgere un ruolo centrale nella decarbonizzazione della logistica europea. Per questo è fondamentale che gli strumenti regolatori siano disegnati in modo da accompagnare il cambiamento senza creare distorsioni competitive.

Oggi l’applicazione dell’Ets rischia di produrre effetti non intenzionali: da un lato penalizza le Autostrade del Mare rispetto al trasporto stradale, che non è soggetto agli stessi oneri, dall’altro indebolisce la competitività dei porti europei di transhipment rispetto agli hub extra-Ue, favorendo il possibile spostamento di traffici e investimenti fuori dall’Europa. Per evitare che la transizione si traduca in una perdita di competitività del sistema logistico europeo, è necessario introdurre correttivi che garantiscano condizioni di concorrenza equilibrate tra le diverse modalità di trasporto e tra gli scali europei e quelli dei Paesi terzi. La sostenibilità deve essere un fattore di crescita e sviluppo industriale, non un elemento che rischia di ridurre l’attrattività dell’Europa come piattaforma logistica globale”.

Catani ha anche aggiunto:“La decarbonizzazione del trasporto marittimo richiede una visione industriale di lungo periodo e investimenti concreti lungo tutta la filiera energetica. Come Gruppo Msc stiamo già investendo in navi di nuova generazione e in soluzioni capaci di accompagnare il percorso verso combustibili a basse emissioni, dal Gnl ai biocarburanti fino ai carburanti sintetici. Tuttavia, perché questa transizione possa accelerare, è indispensabile che vi sia una disponibilità crescente di combustibili alternativi a costi competitivi. In questo quadro, i proventi dell’Ets dovrebbero essere utilizzati come una vera leva industriale, destinando risorse allo sviluppo delle filiere produttive dei carburanti sintetici, alle infrastrutture portuali e alla riduzione del differenziale di costo rispetto ai combustibili tradizionali. Solo trasformando l’Ets da mero strumento di costo a motore di investimento sarà possibile coniugare sostenibilità ambientale, competitività delle imprese e maggiore autonomia energetica per l’Europa.”

Il dibattito che si è sviluppato su questi temi è stato animato. Con  il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, sono intervenuti il  ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara; il  vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, l’Ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare e dei videomessaggi di Raffaele Fitto, vice presidente esecutivo della Commissione europea e di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. C’è stato spazio anche per una tavola rotonda che ha visto protagonisti gli armatori Achille Onorato, ceo di Moby;  Vincenzo Romeo, ceo di Nova Marine Carriers e  il presidente di Assoporti Roberto Petri che ha annunciato una importante novità: alle mostre internazionali le Adsp non andranno più in ordine sparso ma tutte raccolte sotto un unico ombrello, quello di Assoporti. 

Ma torniamo alla transizione energetica e all’Ets che sta mettendo in ginocchio soprattutto le esportazioni delle isole maggiori e penalizzando anche le piccole isole. 

Gli armatori vogliono accompagnare la transizione energetica, ma questa va accompagnata perché “non possiamo essere più verdi delle nostre tasche”, ha detto Achille Onorato, ceo di Moby, Oggi la transizione sta gravando esclusivamente sulle imprese armatoriali e sta gravando con un costo importantissimo. Si impone da un lato giustamente di decarbonizzare, investire in nuove navi e nuove tecnologie, ma dall'altro si crea tutta una serie di costi che sono assolutamente proibitivi ed insostenibili, e questo problema si riversa sulle compagnie, sul cliente e sulla merce.

La differenza - ha continuato - tra isole maggiori e isole minori è sbagliata, esistono delle isole ricche e delle isole povere. Sono isole che vivono di turismo, che producono ricchezza. Forse questo potrebbe essere un parametro di riferimento sulla revisione dell'Ets, che può essere ovviamente in prima istanza la sospensione delle isole o in seconda istanza una rimozione. Le isole hanno perso una competitività ulteriore rispetto alla già scarsa competitiva che avevano prima. I nostri soldi - ha poi commentato -, quelli dell'Ets, sono stati utilizzati per finanziare il decreto carburanti. Va benissimo, però personalmente l'ho vissuto come un furto ai danni miei e dei miei clienti. Non mi fido dello Stato in questo momento, perché ad oggi siamo siamo a credito da lungo termine”. 

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mercoledì 17 giugno 2026 - Ultimo aggiornamento: 21:27 | © RIPRODUZIONE RISERVATA