Bosch Italia, 2,3 miliardi di ricavi nel 2025: mantenere efficienti i motori a combustione fa bene all'occupazione
MILANO – I 140 anni di Bosch coincidono con i 122 della filiale italiana della multinazionale tedesca che ha praticamente almeno un componente su ogni auto prodotta a livello globale. Il 2025 è stato difficile per il colosso di Stoccarda, che ha fatturato comunque 91 miliardi (+0,7%), 2,3 dei quali sono i ricavi delle vendite a terzi nel Belpaese, dove le cose sono andate peggio: -4,8%. Con 5.200 addetti e tre centri di ricerca, fra i quali il fiore all'occhiello di Milano che si occupa di sensori microelettronici (una decina di anni fa l'esordio con una dozzina di persone, adesso lievitate a un'ottantina), l'Italia è sempre una realtà importante.
Nel Belpaese Bosch opera con 18 società: «Siamo impegnati nei campi dell’automazione, digitalizzazione ed elettrificazione in tutti i nostri settori di business, consolidando la capacità dell’azienda di innovare e creare valore anche in contesti complessi», ha chiarito Renato Lastaria, general manager del gruppo in Italia. Che guarda anche oltre i confini nazionale e, come i vertici di Bosch, insiste sulla neutralità tecnologica: «L'industria europea sconta anche la lentezza delle riforme – dice – Come azienda riteniamo che per raggiungere gli obiettivi climatici e anche per renderci un po' meno dipendenti dal punto di vista energetico l'idrogeno sia imprescindibile».
Lo stesso bilancio 2025 della multinazionale evidenzia come il Vecchio Continente sia l'area geografica più in sofferenza con ricavi in flessione dello 0,6%, a fronte di un incremento dello 0,7% nella regione Asia Pacifico e del 18,5% nelle Americhe. Pur avendo investito quasi 8 miliardi in Ricerca e Sviluppo (un volano per continuare ad essere competitiva a livello globale), per l'anno in corso, Bosch non si attende crescite particolari, ma si chiede retoricamente e provocatoriamente quanto l'Europa abbia bisogno di una propria industria automobilistica. E lascia di nuovo intendere che smettere di investire sull'implementazione dei motori a combustione sia un errore: perché quelli endotermici avranno ancora una lunga vita oltre il 2035.
«Crediamo in un'Unione Europea forte e coesa come fattore di stabilità», avverte Lastaria. Che è allo stesso tempo un appello e una sollecitazione, anche perché l'efficienza dei propulsori a combustione potrà essere determinante anche nella difesa dei livelli occupazionali in Europa. E anche se il comparto termotecnico (lo scorso anno Bosch ha completato la più grande acquisizione della propria storia rilevando la Hvac, ossia le attività di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell'aria di Johnson Controls e Hitachi) è quello in più forte crescita (+13% nel 2025) vale poco più del 9% dei volumi, mentre la divisione Mobilità, praticamente stabile (+0,1%) incide per quasi 56 miliardi sui 91 totali.




