Nicola Danza (Hyundai): «Dovevamo disegnare il solito crossover, ma poi ho detto: facciamo qualcosa di più sportivo…»

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Nicola Danza se la ride. Sta di fronte alla sua ultima creatura, probabilmente ripensando a tutto il tempo che vi ha dedicato, anche se dallo scorso maggio lo fa con una veste diversa, quella del responsabile per gli esterni presso il centro design che Hyundai a Rüsselsheim dove lavora dal 2005. La simbiosi però è evidente: porta infatti una spilla con mr. Pix – l’avatar che abbiamo già visto anche sulla Insteroid e forse troveremo sui modelli del futuro – e, inforcato al primo bottone della camicia, un paio di occhiali con lenti gialle come i cristalli e lo spoiler della Concept Three.
«Li abbiamo fatti così per far risaltare le superfici della carrozzeria in grigio. Se li avessimo fatti normali, la vettura sarebbe apparsa un po’… morta» afferma il designer italiano che, prima di trasferirsi in Germania, ha trascorso 7 anni tra i centri stile di Lancia e Fiat. «La Three nasce da quella cosa lì» dice indicando un modello nel quale si incastrano tre superfici in acciaio esprimendo quella filosofia che in Hyundai chiamano “Art of Steel”.
Si vedono la matita e l’ispirazione italiana: «Mentre la disegnavo ho avuto in mente anche l’Alfa Romeo SZ di Zagato» ammette. Noi ci vediamo un po’ la Fiat Dino GT nel frontale, ma la cosa non lo scompone minimamente, anzi: «Gli elementi del design sono sempre quelli – ripete come in altre occasioni – e la differenza la fa come si dosano». E poi è inevitabile il riferimento alla Veloster per l’impostazione da coupé compatta.
«In realtà, non siamo partiti da quel riferimento: è venuto cammin facendo, in modo naturale, e la cosa certo non ci dispiace. All’inizio – racconta – dovevamo iniziare dal solito crossover, ma ho proposto di fare qualcosa di diverso e partire dalla hatchback, da qualcosa che parlasse di nuovo di sportività anche per vetture di queste dimensioni». Il riferimento è alle tre autovetture di segmento B per il mercato europeo che Hyundai ha annunciato e delle quali la Concept Three sarà certamente la prima a fare il suo debutto tra un anno esatto.
Il nome Ioniq in coda, i quattro pixel che identificano le Hyundai con questa denominazione e il fatto che il concept si chiami Three, lasciano poco spazio alla fantasia: stiamo parlando della Ioniq 3 che affiancherà la 5, 6 e 9. «Sarà al 60-70% così come si vede oggi e anche le dimensioni sono quelle. Avrà 5 porte e anche la coda sarà così: era l’unico modo per mettere insieme lo stile, la visibilità e l’aerodinamica» che sarà uno dei punti forti della Ioniq 3.
L’arrivo del nuovo presidente di Hyundai Europe, Xavier Martinet ha rimescolato un po’ le carte? «No, non più di tanto. Sono cambiate alcune priorità, ma non abbiamo fatto alcuna rivoluzione: questo è un progetto al quale stavamo lavorando da 3 anni e quando ha visto questo e gli altri ci ha detto chiaramente che gli piacevano. Questo concept piace molto anche a Simon (Loasby, il responsabile del design Hyundai a livello globale, ndr): lo ha visto tre volte e ne è entusiasta».
Nicola Danza poi ci guida tra i piccoli particolari: qualcuno nasce e muore con il concept, altri invece rimarranno sul modello di serie. Tra questi la forma arcuata del tetto che, insieme a quella della finestratura, fa sembrare la vettura più bassa di quel che è, e i rigonfiamenti intorno ai parafanghi che avvolgono le ruote. Gli elementi più lontani dalla realtà sono gli interni, l’apertura delle portiere senza montante centrale e i led wall sui parafanghi.
Quando vedremo automobili dotate di sistemi che permettono l’interazione della vettura con il mondo circostante? «Non appena avremo regole meno vincolanti» risponde Danza come chi ci sta lavorando da tanto tempo e non vede l’ora di applicare questa ed altre idee alle Hyundai di serie. A questo proposito, è lecito chiedere se anche loro, come altri costruttori hanno già fatto, applicheranno il logo luminoso: «Ci abbiamo pensato – risponde – ma preferiamo tenerlo così com’è».
Sono invece luminose le scritte Troublemaker e Thrillseeker sui sedili che potremmo tradurre rispettivamente con “piantagrane” e “scavezzacolo” mentre sul cristallo c’è scritto “Smile2unlock”, per il sistema di sblocco della vettura a riconoscimento facciale. Sul supporto delle telecamere di retrovisione si legge “smile, you’re being recorded” mentre, ben nascosto alla base dell’estrattore, c’è una libera citazione da Guerre Stellari: “may the downforce be with you” ovvero “che la deportanza sia con te”.
«All’interno del parafango ci sono i nomi di tutte le persone che hanno lavorato su questo progetto» aggiunge Lanza che è evidentemente a capo di un dipartimento fatto di professionisti allegri, che amano le cacce al tesoro e vogliono lasciare il segno. Quanto al modello di serie, non ci vorrà molto per fare un confronto con il concept: «Qualche mese e la vedrete» dice Nicola Danza, ancora una volta mentre se la ride.




