La fabbrica Stellantis di Mirafiori

Produzione veicoli Italia -67% in 25 anni, verso riconversione settore Difesa. Pwc, 16% dei fornitori auto italiani opera già in questo comparto

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La manifattura auto italiana è scesa ai minimi storici: nel 2024 la produzione di veicoli leggeri è calata a meno di 600mila unità, il 67% in meno rispetto al 2000 (circa 1,7 milioni), con un utilizzo medio degli impianti precipitato al 38% (era il 72% nel 2017). A evidenziarlo è uno studio di PwC Strategy&, che sottolinea come l'opportunità per il comparto automotive sia rappresentata dalla possibile riconversione dell'industria al settore della Difesa. Se il trend non verrà invertito, la componentistica potrebbe infatti perdere fino a 25 miliardi di euro di ricavi tra il 2025 e il 2027, con un impatto sul mercato del lavoro stimato dal rapporto in oltre 70mila posti e su base annua di circa 10 miliardi di Pil includendo l’indotto. Nei prossimi tre anni l’utilizzo medio degli impianti è atteso intorno al 40% in italia e al 50% nell’Ue, contro livelli pre covid vicini al 70%.

Il report indica che il 16% dei fornitori auto italiani opera già anche nella Difesa: le aree di maggiore sovrapposizione sono powertrain (32%), elettronica (22%), bodywork e chassis (19%), interni ed esterni (16%) e piccola componentistica (11%). Sul fronte pubblico, la spesa italiana per la difesa è prevista in accelerazione: da 33,7 miliardi di euro nel 2024 a 51,5 miliardi nel 2027 e oltre 80 miliardi entro il 2035, con un’incidenza sul pil che salirebbe dall’1,5% al 2,3% e poi al 3,5%. A livello Ue, il budget complessivo passerebbe da 326 miliardi nel 2024 a 690 miliardi nel 2035, con un’incidenza sul Pil anch’essa al 3,5%.

«Quello a cui assistiamo rappresenta una condizione senza precedenti per un settore industriale di fondamentale importanza per il sistema Paese», afferma in una nota Francesco Papi, partner di strategy & automotive leader di Pwc Italia. Per Cesare Battaglia, partner pwc e aerospace & defense leader, «la crescita della spesa per la difesa non è solo una risposta geopolitica: è una leva industriale e serve una regia pubblico-privata e serve farlo ora, prima che il gap industriale diventi strutturale».

Restano però ostacoli da risolvere nel comparto difesa: carenza di profili tecnici specializzati e meccanismi efficaci di reskilling, capacità industriale insufficiente a sostenere ramp-up intensi, frammentazione degli acquisti, dipendenze strategiche da forniture esterne e ritardi nell’adozione di tecnologie critiche (come intelligenza artificiale, cyber e contromisure anti-drone), oltre a una scarsa integrazione tra ricerca, sperimentazione e adozione.

Tra i domini con maggiori sinergie potenziali per la riconversione dall’auto alla difesa, lo studio segnala in priorità droni e sistemi terrestri, con l’elettronica come abilitatore principale; esempi di riuso includono l’adattamento di tecnologie auto come gli adas a veicoli terrestri senza equipaggio. La chiave, conclude l’analisi, è un coordinamento rapido tra istituzioni, finanza e industria per cogliere una finestra di domanda in crescita e trasformare una crisi strutturale dell’auto in un volano di riconversione produttiva.

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martedì 23 settembre 2025 - Ultimo aggiornamento: 12:22 | © RIPRODUZIONE RISERVATA