la quinta edizione del Pink Mobility Day, l’evento dedicato a lavoro, mobilità e inclusione promosso a Milano da LabSumo

IA e automotive, il rischio della “discriminazione artificiale” nel lavoro. Tema al centro della 5^ edizione del Pink Mobility Day

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L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più profondamente nei processi aziendali, anche nel mondo della mobilità e dell’automotive. Dalla selezione del personale alla gestione delle attività quotidiane, gli algoritmi sono ormai parte integrante del lavoro. Insieme alle opportunità emergono anche nuove criticità: tra queste il rischio che l’AI possa replicare – o addirittura amplificare – stereotipi e disuguaglianze già presenti nei dati da cui apprende.

Il tema è stato al centro della quinta edizione del Pink Mobility Day, l’evento dedicato a lavoro, mobilità e inclusione promosso a Milano da LabSumo con la partecipazione dell’associazione dei fleet e mobility manager Best Mobility e di Bt Lounge, il laboratorio dei travel manager delle principali aziende nazionali e multinazionali attive in Italia. L’edizione 2026 si è concentrata proprio sulla cosiddetta “discriminazione artificiale”: il rischio che l’adozione crescente dell’AI nei luoghi di lavoro generi nuove forme di bias nei processi decisionali.

Nel settore automotive il tema dell’inclusione resta particolarmente sensibile. Negli ultimi anni si sono registrati segnali di cambiamento, con una crescita della presenza femminile anche in ruoli di leadership. Tuttavia l’ingresso massiccio delle tecnologie digitali nei processi aziendali apre nuove sfide.

“L’adozione sempre più diffusa dell’AI sta indubbiamente ridefinendo i processi decisionali nelle aziende, ma porta con sé un rischio concreto: quello di incorporare e amplificare bias già presenti nei dati e nelle organizzazioni. Per questo”, ha spiegato Raffaella Tavazza, vicepresidente dell’associazione ANIASA, “è fondamentale sviluppare modelli trasparenti, basati su informazioni consapevoli, guidati da leadership che sappiano orientare la tecnologia verso equità e inclusione. In un settore come l’automotive, storicamente sbilanciato nella rappresentanza, questo tema è ancora più urgente. Negli ultimi anni abbiamo però visto segnali positivi: la presenza femminile nei ruoli apicali sta crescendo e la mia nomina come Vice Presidente ANIASA, prima donna nel Consiglio Generale, va proprio in questa direzione. È la prova che il cambiamento è possibile, a patto che continuiamo a governare l’innovazione con responsabilità e visione”.

Il dibattito si inserisce in un contesto di forte crescita dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Secondo i dati presentati dall’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il 71% delle grandi imprese italiane ha già avviato almeno una sperimentazione con l’AI. Decisamente molto diffusa anche l’adozione degli strumenti di intelligenza artificiale generativa: il 53% delle grandi e grandissime aziende ha acquistato licenze per applicazioni di produttività personale, una quota superiore rispetto a Francia (42%), Germania (43%) e Regno Unito (45%).

Per Nataliia Roskladka, Ricercatrice Senior dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano dall'analisi delle adozioni dell’AI nelle grandi, medie e piccole imprese italiane emerge un quadro dinamico: “L’intelligenza artificiale sta trasformando il modo di lavorare nelle imprese italiane. I dati mostrano un forte interesse verso l’AI generativa come leva di innovazione e produttività, ma è importante guardare oltre le promesse di ‘tempo risparmiato’. Secondo diversi studi, l’AI non necessariamente riduce il carico di lavoro: al contrario, tende a intensificarlo, spingendo i lavoratori a fare di più, in più ambiti e spesso per più tempo, senza ridurre davvero lo sforzo complessivo. Questo ci invita a riflettere non solo sulle tecnologie in sé, ma su come vengono integrate nei processi e nelle culture aziendali: l’obiettivo non dovrebbe essere solo aumentare la produttività, ma anche capire come gestire responsabilmente il lavoro che ne deriva, per evitare carichi insostenibili e promuovere un uso dell’AI che sia efficace e sostenibile.”

Sull’impatto delle tecnologie e dell’AI sulla qualità della vita e sulla condizione lavorativa si è soffermato Ivano Montrone, Community Manager di Valore D: “I dati dell’Osservatorio D di Valore D sul benessere tecnologico ci dicono che l’84% degli italiani considera lo sviluppo tecnologico un fattore che semplifica la vita e migliora l’accesso a informazioni e servizi, con una percezione condivisa da tutte le generazioni. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è ormai trasversale: quasi il 70% degli over 55 la usa per informarsi e approfondire, mentre il 50% dei laureati la impiega per potenziare performance lavorative e di studio. Accanto alle opportunità, emergono però limiti legati a bias, stereotipi, etica e trasparenza. Per questo crediamo che l’AI non sia uno strumento neutro o “pronto all’uso”, ma una leva di trasformazione culturale e di governance: per diventare davvero AI-driven, le imprese devono integrare obiettivi di equità e inclusione nei processi decisionali, facendo della tecnologia un’occasione per mettere al centro le persone”.

Secondo gli esperti, infatti, gli algoritmi non sono strumenti neutri: apprendono dai dati disponibili e, se questi riflettono squilibri sociali o culturali, possono riprodurli nelle decisioni automatizzate.

Il messaggio emerso dal Pink Mobility Day è chiaro: la vera sfida non è solo adottare nuove tecnologie, ma governarle. Perché l’innovazione diventi davvero progresso, le imprese – anche nel settore automotive – devono integrare nei propri processi obiettivi di equità e inclusione, facendo dell’intelligenza artificiale non solo una leva di produttività, ma anche uno strumento capace di mettere al centro le persone.

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venerdì 6 marzo 2026 - Ultimo aggiornamento: 12:57 | © RIPRODUZIONE RISERVATA