Aldino Bellazzini, numero uno di Sparco: «Il nostro futuro parte dall’innovazione, passa dall’identità del marchio, ma si basa sulle persone»
Un primo semestre chiuso oltre le aspettative, un fatturato superiore ai 100 milioni di euro e una strategia che punta a superare i 200 milioni nel 2027, anno in cui Sparco celebrerà il cinquantesimo anniversario dalla fondazione. Il gruppo torinese continua a crescere su tutti i fronti, dal Motorsport al carbonio, fino all'antinfortunistica, confermando la solidità di un modello di business che negli ultimi anni ha saputo diversificarsi mantenendo il motorsport al centro della propria identità.
Nei primi sei mesi del 2026 il fatturato ha superato i 100 milioni di euro, con circa 50 milioni provenienti dal Racing, circa 30 milioni dal business OEM dedicato alla produzione di componenti in fibra di carbonio per le principali supercar mondiali e circa 22 milioni dal settore dell'antinfortunistica. Un risultato che rappresenta una crescita di decisamente importante rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ne abbiamo parlato con Aldino Bellazzini, Presidente Esecutivo e Amministratore Delegato di Sparco.
Dottor Bellazzini, che giudizio dà ai risultati del primo semestre 2026?
«Siamo molto soddisfatti. Tutte le aree di business sono cresciute e il fatturato è aumentato in maniera sensibile Abbiamo superato i 100 milioni di euro nei primi sei mesi dell'anno. Sono risultati perfettamente in linea con il percorso che ci siamo prefissati e ci danno fiducia per la seconda parte dell'anno».
Quali sono stati i settori che hanno dato il maggiore contributo alla crescita?
«Le scarpe antinfortunistiche hanno registrato la crescita più elevata, con un incremento di oltre il 30% Poi sono andati molto bene il Motorsport e il Carbonio. Quest'ultima divisione, in particolare, ci aspettiamo possa dare un contributo ancora più importante nella seconda parte dell'anno».

Il business del carbonio è ormai uno dei pilastri dell'azienda. Quanto pesa oggi?
«Rappresenta circa il 30% del nostro fatturato. Produciamo componenti strutturali e parti interne in fibra di carbonio per marchi come Ferrari, Lamborghini, Tesla, Porsche e McLaren, oltre naturalmente ai componenti destinati ai nostri prodotti Motorsport. È una diversificazione che abbiamo avviato nel 2014 e che oggi impiega oltre 700 persone. È un settore che continua a crescere perché il mercato delle supercar è meno esposto alle difficoltà dell'automotive tradizionale».
Quanto potrà incidere il carbonio sul futuro di Sparco?
«Sarà uno dei principali motori della crescita. Insieme all'antinfortunistica rappresenta la divisione sulla quale abbiamo i programmi di sviluppo più importanti. Il Motorsport continuerà a crescere, ma è un mercato più maturo. Sugli altri due business, invece, vediamo ancora ampi margini di espansione».
Avete fissato l'obiettivo del superamento dei 200 milioni di euro di fatturato nel 2027. Quanto siete fiduciosi?
«Siamo fiduciosi perché sappiamo esattamente quali saranno i driver che ci porteranno a quel traguardo. Per il 2026 puntiamo a raggiungere circa 185 milioni di euro per poi completare il percorso nel 2027, in occasione del cinquantesimo anniversario dell'azienda».

I 200 milioni non rappresentano però il punto di arrivo...
«Infatti non lo sono. È il traguardo che ci siamo dati per il cinquantesimo anniversario, ma i nostri obiettivi sono ancora più ambiziosi. Preferiamo concentrarci su un passo alla volta, ma la struttura industriale che abbiamo costruito ci permette di guardare molto più lontano».
Il Motorsport resta il cuore dell'identità Sparco. Dove vede le maggiori opportunità di crescita?
«Oggi il Motorsport europeo è un mercato piuttosto maturo, mentre le opportunità più importanti arrivano dagli Stati Uniti, dalla regione Asia-Pacifico e dai paesi del Golfo. Negli Stati Uniti il motorsport ha una diffusione enorme, sia a livello professionistico che amatoriale, e rappresenta il mercato più interessante per noi».
Siete già presenti negli Stati Uniti?
«Certamente. In NASCAR equipaggiamo oltre il 70% dei team e in IndyCar siamo presenti in più del 50% delle squadre. Stiamo lavorando per rafforzare ulteriormente la nostra presenza, soprattutto attraverso alcune partnership con team di primo piano. Inoltre con Impact Racing, la nostra società americana, siamo molto forti anche nell'off-road e nelle competizioni desertiche».

Oltre agli Stati Uniti quali sono le aree più promettenti?
«L'Asia-Pacifico sta crescendo moltissimo. Australia, Giappone e Cina saranno i mercati che daranno il contributo più importante alla crescita del Motorsport nei prossimi anni. Anche Corea del Sud, India, Nuova Zelanda e tutta l'area dell'Indocina stanno mostrando un interesse crescente. È una regione nella quale il motorsport si sta sviluppando rapidamente e dove vediamo un grande potenziale. Non dimentichiamo inoltre l’America Latina che vede il nostro brand al primo posto in Brasile, Argentina e Cile».
Anche il Medio Oriente rappresenta un mercato interessante?
«Sì. Nonostante le difficoltà geopolitiche, tutta l'area del Golfo continua a investire molto nel Motorsport. Emirati Arabi, Arabia Saudita e più in generale la Penisola Arabica stanno aumentando gli investimenti in questo settore. È un mercato che guardiamo con grande attenzione».
Oggi Sparco è partner di Red Bull, McLaren e Williams in Formula 1. Ci saranno altre novità?
«Siamo soddisfatti della nostra presenza in Formula 1, ma stiamo lavorando anche su altri fronti. Abbiamo partnership molto importanti su tutti i “factory Program” dei più importanti costruttori come Ford, Hyundai e Stellantis (con i suoi vari brand). Il prossimo anno Ford Racing debutterà nella categoria Hypercar del FIA WEC e noi saremo presenti anche lì oltre ad essere già presenti sulle vetture ufficiali della massima serie di Peugeot Motorsport e Genesis Magma Racing.

Quanto sono importanti le partnership dirette con le Case automobilistiche?
«Sono fondamentali perché ci permettono di sviluppare nuove tecnologie insieme ai costruttori e di essere presenti nei programmi ufficiali. È un rapporto che va ben oltre la semplice fornitura di prodotti: è una collaborazione tecnica continua».
Lei ha definito i vostri prodotti "tech-fashion". Cosa significa?
«Significa che oggi una tuta da gara non è soltanto un dispositivo di sicurezza. Deve essere leggera, ergonomica, traspirante, altamente personalizzabile e anche bella dal punto di vista estetico. Lo stesso vale per le scarpe antinfortunistiche. Tecnologia, sicurezza e design devono convivere».
Quanto investe Sparco nella ricerca e sviluppo?
«Nel Motorsport investiamo oltre il 10% del fatturato nella divisione in ricerca e sviluppo. È il nostro vero vantaggio competitivo. Abbiamo sviluppato la tuta ignifuga più leggera al mondo e le cinture di sicurezza più leggere per i top team. Continuiamo a investire su nuovi materiali, nuove tecnologie produttive e nuovi sistemi di personalizzazione».

Il marchio Sparco sta crescendo anche nel lifestyle…
«È una crescita che nasce sempre dal nostro heritage. Non facciamo moda fine a sé stessa, ma prodotti che raccontano la nostra storia. Le collezioni Martini Racing, Gulf e Lancia ne sono l'esempio migliore. Sul progetto Lancia, all'inizio, eravamo prudenti, ma abbiamo scoperto un entusiasmo enorme da parte degli appassionati. Il ritorno del marchio torinese nei rally ha riacceso una passione che era rimasta intatta».
Come si costruisce una leadership mondiale partendo da un'azienda italiana?
«Attraverso il brand e la credibilità. Nel racing ggi abbiamo oltre mille dealer distribuiti in circa cento Paesi e una quota di mercato superiore al 25% nel Motorsport. Nell’antinfortunistica stiamo crescendo a grandi passi in Europa ed i nostri rivenditori, in un mercato molto più grande rispetto al racing, sono oltre 8000 prevalentemente concentrati in Italia, Spagna, Germania e Francia. Negli ambienti delle corse il catalogo Sparco viene spesso chiamato la "Bibbia del Motorsport”, perché contiene tutto ciò che serve per correre in auto. È un patrimonio costruito in cinquant'anni di lavoro».
Negli ultimi anni avete investito molto anche sul welfare aziendale. Qual è la filosofia che guida queste iniziative?
«Noi non pensiamo al welfare come a uno strumento per aumentare la produttività o trattenere le persone. Lo consideriamo un modo per riconoscere e valorizzare alcuni principi che riteniamo fondamentali. Ogni iniziativa nasce dall'idea di premiare un valore».

Può fare qualche esempio?
«Abbiamo introdotto il bonus bebè da 3.000 euro per ogni figlio nato o adottato da un nostro dipendente, rimborsiamo tutti i libri scolastici dalla scuola media fino alla maturità, premiamo con 1.000 euro chi consegue la maturità a pieni voti dei voti e con 1500 euro chi ottiene una laurea specialistica, sempre a pieni voti, nelle università pubbliche».
Quest'anno avete ampliato ulteriormente il programma di welfare?
«Abbiamo introdotto un contributo annuale di 1.500 euro per i caregiver, destinato ai dipendenti che assistono un familiare non autosufficiente. È un sostegno concreto a chi affronta una situazione molto impegnativa. Poi continuiamo con iniziative dedicate alla crescita culturale e alla vita aziendale: la biblioteca interna, i cineforum con registi e attori, i riconoscimenti per chi raggiunge i 25 e i 30 anni di anzianità, lo Sparco Wild Camp estivo per i figli dei dipendenti e numerose attività sportive».
Quindi il welfare diventa parte della cultura aziendale?
«Esattamente. Dietro ogni iniziativa c'è un valore: la famiglia, la cultura, la fedeltà, la solidarietà, la crescita personale. Se un comportamento rappresenta un valore per l'azienda, allora riteniamo giusto riconoscerlo anche concretamente. È questo il principio che guida tutte le nostre iniziative».
Guardando oltre il 2027, dove può arrivare Sparco?
«Il superamento dei 200 milioni rappresenta un traguardo importante, ma non il punto di arrivo. Abbiamo costruito una struttura internazionale con cinque società e sedici stabilimenti tra Italia, Tunisia, Spagna e Stati Uniti. Siamo una “piccola multinazionale tascabile” e abbiamo ambizioni ancora superiori. Intanto vogliamo arrivare al cinquantesimo anniversario con un'azienda ancora più forte, innovativa e internazionale».





