Emmanuel Esnault, al timone di Peugeot Motorsport

Esnault (Peugeot): «Non siamo dove dovremmo essere, il team ha mostrato il suo valore. I risultati arriveranno»

di Michele Montesano
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PARIGI – La stagione che attende Peugeot nel Mondiale Endurance si apre con una rivoluzione non tecnica ma umana. Infatti, oltre al parziale rinnovamento della formazione piloti, a esordire sul ponte di comando del team francese è Emmanuel Esnault. In occasione della presentazione della nuova livrea della 9X8 LMH, il Team Principal Peugeot ci ha raccontato aspettative e obiettivi per questa stagione del FIA WEC che scatterà a fine mese con la 1.812 km del Qatar.

State lavorando su aggiornamenti della vettura. Di che tipo di interventi si tratta?

«Al momento siamo intervenuti principalmente in ambito aerodinamico, con alcuni ritocchi che rientrano nella finestra di omologazione. Per il resto, stiamo lavorando soprattutto sul setup per cercare di sbloccare ulteriore performance dalla vettura. La prossima settimana avremo una sessione di test a Portimão, durante la quale proveremo alcune soluzioni che non richiedono modifiche di omologazione. Si tratta di un mix di interventi, ma ovviamente non posso entrare nei dettagli. Abbiamo diverse soluzioni in programma da validare: il processo è molto rigoroso, perché un aggiornamento può funzionare per cinque giri, ma noi dobbiamo essere certi che sia efficace per sei, dieci o ventiquattro ore. È questa la fase di validazione su cui stiamo lavorando intensamente».

Il tema del Balance of Performance è sempre centrale nel WEC. Quanto incide sul vostro lavoro?

«È un argomento che torna spesso nelle discussioni. È chiaro che esistono sempre margini di miglioramento, ma il fatto che il campionato riesca ad attrarre così tanti costruttori dimostra che le sue specificità funzionano. In un progetto Endurance serve convergenza e maturità: occorre tempo per allineare tutti i parametri e far funzionare ogni aspetto nel modo corretto. Sono moltissimi i fattori da considerare, quindi non è un tema semplice».

Avete valutato la possibilità di schierare una terza vettura a Le Mans?

«No.Al momento non è nei nostri piani».

Quanto del lavoro di sviluppo attuale sarà trasferibile in futuro?

«Oggi siamo completamente concentrati sul 2026. Il prossimo anno rappresenterà un’altra sfida, ma la priorità è iniziare bene la stagione e mantenere lo slancio mostrato nella parte finale dello scorso anno. Il team ha dimostrato di funzionare a livello operativo, dalla preparazione dei pit stop alla gestione sportiva dell’evento. Dobbiamo consolidare questi aspetti. Per quanto riguarda eventuali test comparativi tra la vettura attuale e quella futura, è un tema sul tavolo, ma al momento non possiamo divulgare dettagli».

Qual è l’obiettivo stagionale?

«Saremmo soddisfatti se riuscissimo a chiudere l’anno senza errori, consegnando sempre ai piloti una vettura nella specifica corretta e senza perdere opportunità per ingenuità, sia a livello strategico che nella gestione dei piloti in gara. Non vi darò un numero preciso o una posizione in classifica, ma è chiaro che fare meglio del settimo posto finale è un obiettivo naturale, perché non è quella la collocazione che deve avere Peugeot».

In quattro anni sono arrivati quasi quattro podi. Cosa manca per fare il salto di qualità?

«Quando sono arrivato ho notato un disallineamento tra la qualità del lavoro svolto a Versailles-Satory e i risultati ottenuti in pista. In sede c’è una competenza tecnica profonda: progettiamo la vettura completamente in casa, dal motore al powertrain, dall’integrazione della batteria alle sospensioni e all’aerodinamica. Siamo tra i pochi a sviluppare tutto dalla A alla Z. Ma il campionato è estremamente competitivo: una decisione non ottimizzata può avere conseguenze importanti sul risultato finale. Dobbiamo lavorare in modo ancora più collaborativo e migliorare i processi interni per evitare errori. I risultati arriveranno».

Parliamo dei piloti: cosa cercate nelle line-up delle vetture 93 e 94?

«L’idea è stata quella di inserire due “capitani” per equipaggio. Sappiamo tutti quale esperienza possiedano piloti come Loïc Duval e Paul di Resta, maturata in categorie diverse e ad altissimo livello. Il loro ruolo è aiutare i più giovani o chi ha meno esperienza a crescere, a esprimere performance nel momento giusto e a evitare errori che loro stessi potrebbero aver commesso in passato».

Il tema pneumatici sarà cruciale, che impatto vi aspettate?

«È difficile fare previsioni, perché ogni vettura ha caratteristiche proprie. Un problema riscontrato da un costruttore potrebbe non presentarsi sulla nostra auto e viceversa. Dovremo lavorare al meglio sul processo di riscaldamento delle gomme, che è un elemento chiave. Senza termocoperte bisogna ottimizzare la procedura in uscita dalla pit lane, portare le gomme in temperatura nel modo corretto senza danneggiarle e gestire il degrado. Ci sono molti aspetti tecnici da comprendere e valutare: è una fase interessante dal punto di vista ingegneristico. Non abbiamo ancora testato tutte le mescole, ma lo faremo nei prossimi giorni con le specifiche 2026».

Dal punto di vista tecnico, dove siete intervenuti nella ri-omologazione?

«La ri-omologazione è stata legata esclusivamente al cambio di galleria del vento di riferimento. Siamo passati a un nuovo impianto in America e non più in Svizzera. Sono state effettuate piccole modifiche per adattare l’efficienza aerodinamica e rimanere nei parametri previsti».

Che bilancio fa del suo percorso professionale, anche alla luce delle esperienze passate?

«Ogni esperienza insegna qualcosa. Cerco sempre di trarre il massimo beneficio da ogni fase della mia carriera».

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lunedì 2 marzo 2026 - Ultimo aggiornamento: 12:35 | © RIPRODUZIONE RISERVATA