Nicola Marsala, Business Director di Omoda & Jaecoo Automotive Italy

Marsala (Omoda Jaecoo Italia): «Il nostro obiettivo è soddisfare clienti e concessionari»

di Nicola Desiderio
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L’invasione cinese ha più volti e uno di quelli più noti ha due facce. Come è noto infatti, Omoda e Jaecoo fanno parte del gruppo Chery che si appresta a lanciare altri marchi sul mercato italiano. Nel frattempo, è bastato un anno e mezzo per conquistare il 2% del mercato. L’organizzazione conta 50 dipendenti, che presto diventeranno 70, ed è condotta da Kevin Chang, general manager, al quale rispondono tre direttori di funzione. Uno di questi è Nicola Marsala, che si occupa del business Omoda e Jaecoo.

Come siete riusciti a raggiungere tali risultati commerciali in così poco tempo?

«Le cose non avvengono per caso. Questa è un'azienda che è partita due anni fa impostando un progetto serio a lungo termine con lo slogan Italy for Italy. Per questo abbiamo iniziato dal post vendita e acquisendo un magazzino ricambi dove abbiamo il 98% delle parti di ricambio, strutturando il team tecnico in modo da poter anticipare qualsiasi tipo di problematica e solo successivamente innestando l'organizzazione commerciale. Quindi è un progetto che parte con fondamenta solide e si svilupperà negli anni grazie anche all'arrivo di tanti nuovi prodotti. Quindi il 2% di quota di mercato è frutto di un'attente pianificazione, ma soprattutto della forza del prodotto».

E da quali prodotti siete partiti?

«Con alimentazione a benzina, poi prodotti elettrificati. Adesso stanno arrivando i full hybrid e in gamma abbiamo i super plug-in hybrid come la Omoda 7. Ma ne arriveranno altri. Abbiamo una pianificazione di medio e lungo termine».

Rispetto ad altri marchi giovani, quelli cinesi in particolare, voi avete avuto un approccio al mercato decisamente più soft, più ragionato e meno aggressivo. Nonostante questo, state acquisendo rapidamente risultati notevoli. Perché avete scelto questa modalità?

«Perché noi vogliamo rimanere in questo mercato, lanciare tantissimi nuovi prodotti cercando di conquistarci la fiducia non solo dei clienti, ma anche dei concessionari che oggi lavorano in modo strutturato, sono motivati, hanno dei buoni ritorni sugli investimenti mentre noi facciamo innovazione. Pensiamo fuori degli schemi quando dobbiamo fare tecnologie e prodotti, ma pensiamo in modo tradizionale per i canali di distribuzione. Abbiamo 66 concessionari e presto arriveremo a 100 showroom dotati di tutti i comfort e di una corporate identity chiara e che offre un'esperienza al cliente interessante».

E poi ci sono i prodotti con un ottimo value for money…

«Non soltanto questo. I nostri prodotti offrono 7 anni di garanzia, danno tranquillità e quando il cliente si avvicina a fare i nostri preventivi gli viene spiegata la tecnologia, ma anche tutti quelli che sono i termini contrattuali in termini di garanzia e di disponibilità di ricambi, gli si spiega cos'è il gruppo Chery e che cosa c'è alle spalle: un gigante 3 milioni di veicoli prodotti ogni anno che punta a conquistare nuovi mercati, a soddisfare i clienti e anche chi lavora con noi, ovvero i nostri concessionari. Dunque nulla di segreto, ma una serie di componenti che fanno crescere il business in modo sostenibile e solido».

Fino ad ora vi siete concentrati sul mercato dei privati e questo fa parte della sostenibilità del business. Volete conquistare anche la clientela aziendale?

«I nostri obiettivi sono molto chiari. Abbiamo chiuso il 2025 a circa 15.000 immatricolazioni, di cui solo il 12% è rappresentato da vendite ad aziende sui canali di noleggio a lungo termine. Nel 2026 avremo le prime forniture per il noleggio a breve termine e cercheremo di crescere anche in questo canale, in modo strutturato e sostenibile. Stiamo assumendo dei key account, che vanno a trovare le aziende, fanno accordi, inseriscono le nostre automobili nelle user chooser car policy, in più tutti i nostri prodotti super hybrid plug-in hanno il vantaggio di avere meno emissioni inferiori ai 60 grammi di CO2 per chilometro e godono dunque della tassazione più bassa, un elemento molto importante sia per le aziende sia per i dipendenti che hanno le company car in utilizzo promiscuo come fringe benefit. Il nostro obiettivo è di far crescere la quota di vendite nei canali business fino al 20% nel corso del 2026, anche grazie all’accordo con Ayvens».

Siete un marchio nuovo sul nostro mercato. Da quali altri marchi arrivano i vostri clienti?

«Sono diversi perché i nostri prodotti sono l’anello di congiunzione fra chi vuole una mobilità nuova, prevalentemente elettrificata con i nostri super ibridi plug-in. C’è quindi chi è appassionato di tecnologia e viene da altri marchi: cinesi, ma anche coreani e giapponesi.  Allo stesso tempo stiamo pescando da molti brand tedeschi perché le nostre automobili hanno 1.000-1.200 km di autonomia, affidabilità e tecnologie che aiutano la vita a bordo e il comfort, fattori importanti per chi viene dal diesel e usa l’automobile sia per il tempo libero in famiglia sia per gli spostamenti di lavoro».

Quali sono i prodotti prossimi al lancio?

«Omoda e Jaecoo continueranno l’offensiva di prodotto. A marzo lanceremo Jaecoo 5 nella versione full hybrid, che si aggiungerà a quelle a benzina e full electric, e la Jaecoo 7 anch’essa nella versione full hybrid che affiancherà la super hybrid plug-in. Poi continueremo con Jaecoo 8 che avrà 7 posti e rappresenterà l'ammiraglia. Alla fine dell'anno arriverà la Omoda 4 che sarà una volume maker e completerà la gamma».

Vi accontentate di queste fasce di mercato oppure, visto che ci troviamo in Italia e in Europa, puntate anche ad avere prodotti di dimensioni più contenute?

«Assolutamente. La nostra offensiva di prodotto non si fermerà qui, continuerà nel 2027 e nel 2028 anche nei segmenti inferiori. Per ora non posso svelare nulla, ma è chiaro che dopo Omoda 5 e Omoda 4 ci saranno modelli di dimensioni più contenute, pensati soprattutto per i mercati come quello italiano e francese dove i segmenti A e B rappresentano il 60% del mercato».

Qual è il vostro cliente attuale, ce l'ha detto prima in base alle vetture che possedevano. Ma qual è il tipo di cliente per tipologia, gusti e attitudine che vi piacerebbe avere?

«Questa è una bellissima domanda, però la risposta non è semplice, nel senso che oggi andiamo a prendere moltissime famiglie con figli, soprattutto nelle grandi aree urbane perché c'è una maggiore propensione a sperimentare nuove tecnologie attraverso un approccio razionale, andando a vedere cosa c'è dietro e studiando le tecnologie. Per questo tra i nostri clienti ci sono molti appassionati di tecnologia che sanno quanta i nostri prodotti ne hanno a bordo. Chi si studia il prodotto e la tecnologia non si ferma a comprare la prima cosa che capita, ma è molto consapevole e valuta attentamente i nostri contenuti di prodotto».

In questo momento Omoda e Jaecoo fanno dei prodotti dai contenuti simili, ma caratterizzati esteticamente. Nel futuro si differenzieranno un po' di più e, se sì, in che modo?

«Del futuro, come ho già detto, non possiamo parlare, ma già si sa che avremo il marchio Lepas e il marchio Icaur che avrà un design e tecnologia completamente nuovi con un'impronta fuoristradistica. La diversificazione dunque per noi vuol dire l'introduzione di più marchi, ciascuno con la propria identità».

Differenzierete anche le reti di vendita?

«La strategia è sempre quella di dare massima soddisfazione ai nostri concessionari e ai nostri partner quindi, laddove il business è sostenibile, vogliamo creare vere e proprie share house che contengano i marchi. Laddove i mercati non sono sufficientemente grandi, daremo mandati di distribuzione diversificati con imprenditori diversi. La nostra strada maestra è, in ogni caso, di offrire al nostro cliente e al nostro concessionario un'esperienza unica che possa valorizzare in 30 secondi la diversità di tutti i marchi all'interno dei nostri share house».

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mercoledì 11 febbraio 2026 - Ultimo aggiornamento: 12:34 | © RIPRODUZIONE RISERVATA