Dakar 2026: Ford annuncia Romain Dumas, l’esperto francese guiderà il Raptor T1+

Renault, accordo strategico con Ford: produrrà 2 auto elettriche in Francia. Partnership anche per veicoli commerciali leggeri

Trump allenta gli standard sulle emissioni delle auto: «Sono ridicoli». E le case auto Usa festeggiano “È la vittoria del buon senso”

Wrc, la nona di Ogier: terzo in Arabia vince il mondiale nonostante tre gare in meno. A Toyota tutti i titoli iridati
Quando la realtà supera la fantasia. Vi ricordate di Michel Vaillant: Il pilota dei fumetti, nato dalla matita di Jean Graton negli anni ’50, che vinceva sia tra le dune del deserto che sull’asfalto della pista? Bene la sua trasposizione in carne ed ossa corrisponde perfettamente alla figura di Romain Dumas. Il pilota francese, dopo aver vinto le gare più prestigiose del mondo, ha ora messo nel suo mirino la Dakar 2026. A supportarlo in questa nuova impresa ci sarà Ford che gli fornirà il suo Raptor T1+.
Dumas ha vinto tre volte la 24 Ore di Le Mans, ha conquistato la Pikes Peak stabilendo un record tutt’ora imbattuto e ha portato al limite vetture elettriche tanto potenti da sembrare indomabili. Ha corso nei rally, tra boschi, fango e neve. E oggi, a 47 anni, torna verso i grandi deserti del mondo: prima la Baja 1000 in Messico poi, nel 2026, la Dakar sempre con Ford. Che un solo pilota riesca a cimentarsi in discipline tanto diverse è raro, che riesca ad essere competitivo in ognuna di esse è quasi unico. «Mi piace guidare qualsiasi cosa» è la frase che meglio riassume la sua carriera: Dumas è, nel senso più puro del termine, il pilota più poliedrico.

In un settore come il Motorsport dove ogni pilota cresce in un’unica nicchia, il francese rappresenta un’eccezione, quasi un ritorno a un’altra epoca. Il suo percorso richiama quello dei grandi protagonisti delle quattro ruote come Mario Andretti, A.J. Foyt, Vic Elford o Dan Gurney, solo per citarne qualcuno. Piloti che non conoscevano barriere, capaci di vincere a Le Mans, in Formula 1, nei rally e nella NASCAR. Come loro, Dumas ha rifiutato di scegliere una sola strada, ma le ha percorse tutte.
Cresciuto ad Alès, nel cuore delle Cévennes, ha iniziato con i kart, poi con le monoposto. Ma è nell’endurance che ha trovato la sua vera dimensione: la 24 Ore di Le Mans, la 24 Ore di Spa, la 24 Ore del Nürburgring e la 12 Ore di Sebring portano tutte la sua firma. Poi è arrivata la montagna. Nel 2014 ha affrontato per la prima volta la Pikes Peak International Hill Climb, la celebre cronoscalata americana di 12 miglia e 156 curve. Ha vinto al debutto e nel 2018 ha firmato il record assoluto, tuttora imbattuto. Negli ultimi anni ha lavorato con Ford, trionfando con la SuperVan 4.2, l’F-150 Lightning SuperTruck e la Mustang Mach-E da competizione, conquistando tre vittorie di classe e un titolo di “King of the Mountain”.

Eppure, dopo decenni di successi, Dumas continua a cercare nuovi stimoli: «La Dakar è una sfida personale – racconta – Ogni anno ci torno perché voglio migliorare. Divento sempre più veloce. L’obiettivo è imparare di più». Il prossimo inverno sarà alla sua nona partecipazione al celebre rally-raid, ma Dumas ammette con disarmante onestà che l’off-road resta il terreno dove si sente meno a suo agio: «A dire la verità, la disciplina più lontana da ciò a cui sono abituato è proprio l’off-road».
Nasce così la doppia sfida con Ford. Il francese guiderà dapprima una versione derivata dal pick-up di serie Ranger per affrontare la Baja 1000, per poi cimentarsi con il Ford Raptor T1+ nella Dakar 2026. Anche se il tempo stringe, Dumas da vero professionista non lascerà nulla al caso focalizzandosi sulla nuova sfida prendendo dimestichezza con il veicolo Ford sulle dune del Marocco.

Ford si appresta a vivere una Dakar da protagonista. Il team dell’Ovale Blu, supportato tecnicamente da M-Sport, schiererà una formazione che mette i brividi. Infatti oltre a Dumas, il costruttore americano potrà contare sulla presenza dei due esperti spagnoli Carlos Sainz e Nani Roma, senza dimenticare l’ex campione DTM e RallyCross Mattias Ekström e l’americano Mitch Guthrie Jr.




