Confindustria Nautica chiude l’anno a… Montecitorio. Ministri, viceministri e deputati: “Settore da sostenere”
C’è stato un tempo in cui la nautica da diporto era guardata quasi con distacco, in molti casi con sussiego, e men che mai destava interesse tra i politici. Quel tempo è passato. I primi esponenti della classe politica a mostrare un certo interesse furono, nell’ordine, prima Massimo D’Alema (diportista appassionato di vela), e poi Silvio Berlusconi (magnate con tanto di super yacht ancorato a Porto Cervo). Oggi sono molti di più. E mostrano un’attenzione talmente forte verso questo comparto che produce record di produzione, di export, di occupazione, di fatturato, d’innovazione, da indurre ministri, viceministri e parlamentari ad “aprire le porte” di uno dei palazzi del potere più importanti del Paese – la sala Regina di Montecitorio – per ospitare l’assemblea di fine anno dei soci di Confindustria nautica. Un’associazione che rappresenta 730 aziende.

All’evento, tenutosi tra la sera di mercoledì 10 e la mattina di giovedì 11 dicembre, hanno preso parte, con lo stato maggiore dell’associazione confindustriale guidato dal presidente Piero Formenti e dal direttore generale Marina Stella, hanno partecipato il presidente della Camera Lorenzo Fontana, la vice presidente del Senato Lucia Ronzulli, il ministro delle Imprese del Made in Italy Adolfo Urso (collegato in videoconferenza), il suo collega ai Trasporti e vicepremier Matteo Salvini, il vice ministro Rixi, i presidenti delle commissioni Trasporti e Attività Produttive Salvatore Deidda e Alberto Luigi Gusmeroli, e Gerolamo Cangiano, presidente dell’intergruppo parlamentare “Nautica, Subacquea e Turismo”.
Con i rappresentanti delle istituzioni anche alcuni esperti, come il professore Gabriele Natalizia, titolare della cattedra di Scienza e politica internazionale dell’Università La Sapienza di Roma, al quale è stato affidato il compito di illustrare lo scenario mondiale anche alla luce delle politiche protezionistiche di Trump.
Ma andiamo con ordine. E cominciamo col dire che a fronte di certi ritardi imposti dai tempi della politica, di certe tensioni imposte dallo scenario internazionale, e delle difficoltà incontrate soprattutto nel comparto della cosiddetta “piccola nautica” e nelle attività di turismo nautico legato al charter, il settore, soprattutto nella parte alta della produzione (super yacht e mega yacht), è sano e può annunciare pubblicamente che si guarda al 2026 con fiducia.
L’assemblea dei soci di Confindustria Nautica ha presentato l’analisi previsionale sull’andamento del settore, realizzata dall’Ufficio Studi dell’associazione sulla base di un’indagine condotta nella prima settimana di dicembre su un campione significativo di aziende associate, e dallo studio è emerso che il settore superyacht chiude positivamente l’anno solare 2025, con il 50% delle aziende che prevede una crescita di fatturato rispetto all’anno precedente. Il 25% prevede stabilità.

Analizzando l’andamento del portafoglio ordini corrente, viene confermata la normalizzazione dei tassi di crescita, con la metà dei cantieri che mantengono il proprio order book sugli stessi livelli di 12 mesi fa e un quarto di essi con dati in crescita. Questo trend – è stato sottolineato - viene confermato dalle anticipazioni fornite da Boat International sul Global Order Book 2026, che, a fronte di una riduzione degli ordini mondiali da 1138 a 978, vede la quota italiana in crescita di quasi 3 punti percentuali, al 53%.
Il quadro della produzione cantieristica fino ai 24 metri (natanti attorno ai 10 metri e imbarcazioni a motore, unità a vela e unità pneumatiche), come già ampiamente riportato negli ultimi mesi, appare più articolato. Le stime di chiusura del 2025 vedono infatti una contrazione del fatturato per il 54% del campione – con previsioni di riduzione comprese fra -5% e oltre il -30% – stabilità per il 23% e crescita per il 23%, ricalcando la situazione già riscontrata nel 2024. I trend per l’anno nautico 2025/26 sono invece più positivi, con il 46% delle imprese che prevedono una crescita, il 31% una stabilità e il 23% che ipotizza una flessione del volume di affari.
Questo cambio di scenario per le unità fino a 24 metri è confermato dai dati delle reti di vendita di unità da diporto. A fronte di un 2025 che si chiude con previsioni negative per il 62% del campione e in stabilità per il restante 38%, gli operatori hanno aspettative migliori per l’anno nautico in corso: la quota di campione che conferma stime negative scende al 37%, a fronte del 50% che prevede stabilità, e del 13% che vede un’inversione di tendenza, con la crescita dei dati di fatturato.
Per i motori marini si riscontra per l’anno solare 2025 una distribuzione speculare dei rispondenti fra previsioni di crescita (25%) e di flessione (25%) del volume di affari, con l’altra metà del campione che indica invece una stabilità. Il sentiment sull’anno nautico in corso vede una situazione in miglioramento: se la quota di aziende che ipotizza una stabilità del volume di affari resta immutata, al 50%, la percentuale del campione che stima una crescita del fatturato sale invece al 37%.
Nel comparto degli accessori e degli equipaggiamenti vengono forniti dati di preconsuntivo 2025 molto variegati: se il 40% delle aziende ipotizza una stabilità sull’anno precedente, si riscontra una distribuzione paritaria del 30% fra crescita (fino a +20% sul 2024) e riduzione di fatturato (fra -5% e -30% sull’anno precedente). Come già nel 2024, l’ampia varietà della tipologia di prodotto e di destinazione di vendita (superyacht, piccola nautica, post vendita) può determinare una significativa differenziazione dei risultati. Le stime sull’anno nautico 2025/26 risultano sostanzialmente simili nella varietà distributiva delle risposte, ma con un incoraggiante aumento delle risposte positive, che salgono dal 30% al 39%.
Infine, l’analisi della situazione delle imprese del comparto locazione e noleggio vede risultati soddisfacenti per il 2025, con il 57% del campione che segnala una crescita del fatturato (fino a oltre il 20%), il 14% una situazione di stabilità e il 29% una riduzione rispetto all’anno precedente, comunque contenuta entro il -10%. Il sentiment sull’anno nautico in corso è molto positivo, con il 64% dei rispondenti che prevede una crescita del volume d’affari, il 29% un mantenimento dei livelli precedenti e soltanto il 7% una possibile flessione. Su questo fronte del charter, comunque, permangono incertezze legate alla normativa e alla necessità di regolarizzare la concorrenza, soprattutto in Campania, territorio al centro di forti tensioni.
Secondo Confindustria, comunque, “il quadro generale conferma le ipotesi di mercato emerse a settembre in occasione della presentazione del rapporto statistico La Nautica in Cifre e i prodromi della ripresa prevista per il biennio 2026/2027 si sono manifestati già nei recenti eventi fieristici autunnali, tra cui il 65° Salone di Genova”. Ciò – sempre secondo l’analisi di Confindustria nautica - grazie ai nuovi modelli e a una forte attenzione alle nuove richieste e tendenze del mercato, che avrebbero effettivamente innescato una rinnovata fiducia nel settore da parte degli armatori della piccola nautica e confermato altresì le buone performance nel comparto dei grandi yacht. Le previsioni per l’anno nautico in corso, al netto delle ben note criticità dello scenario internazionale, appaiono pertanto incoraggianti per l’industria nautica italiana e per la propria filiera.
A dare ulteriore coraggio ai vertici del comparto c’è quella che potremmo definire una vera e propria “discesa in campo” di ministri e parlamentari rivelatisi pronti ad esporsi pubblicamente, davanti a una platea di operatori del settore e di giornalisti ansiosi di sapere in che modo e in che misura l’Italia riuscirà a “fare sistema” per rafforzare la competitività del made in Italy e l’intera Blue Economy.
Certo, contano i fatti. Ma le parole registrate nell’austera cornice di Montecitorio sembrano indicare davvero la rotta giusta. Nel corso dei lavori è stato più volte richiamato il DDL Valorizzazione Mare, coordinato dal ministro Nello Musumeci e incardinato in Senato, che contiene una ventina di norme dedicate al settore, con l’obiettivo di semplificare e allineare il quadro normativo italiano agli altri Stati europei. Un provvedimento giudicato “molto positivo” da Confindustria Nautica, proprio perché orientato alla semplificazione e alla valorizzazione della filiera.

Ne ha parlato con soddisfazione il presidente Formenti, ricordando anche che “l’export dell’industria nautica ha superato quello di tutta la cantieristica mercantile, raggiungendo il record storico di fatturato e addetti. Se lo è mai stato – ha detto il numero 1 di Confindustria nautica - sicuramente è finito il tempo di considerare la nautica come un settore di secondo piano, non solo dell’industria, ma dell’economia italiana. Perciò, dopo gli incontri avuti ai massimi livelli istituzionali, ora mi aspetto, anzi ci aspettiamo, un cambio di paradigma da parte di tutte le amministrazioni e le articolazioni pubbliche, per fare realmente Sistema Paese e difendere e valorizzare la competitività, l’occupazione e la proiezione internazionale delle nostre imprese”.
“Ciò che dico vale per la nautica come per tutti i settori di riferimento dell’export e del Made in Italy” ha tenuto a sottolineare ancora Formenti, premurandosi di ricordare che “per il cluster marittimo servono semplificazioni burocratiche e amministrative, l’esatto contrario di quanto abbiamo ascoltato in alcune audizioni in Commissione del Senato, dove qualche soggetto economico pretende di comprimere la nautica da diporto, sperando di trarne vantaggio per le attività di trasporto collettivo” (chiaro il riferimento alla “guerra” tra aziende di charter e società di trasporto via mare in atto in Campania).
A conclusione del suo discorso, il presidente degli operatori nautici aderenti a Confindustria ha tenuto a sottolineare che “i nuovi modelli e la forte attenzione delle aziende alle nuove richieste e tendenze del mercato hanno innescato una rinnovata fiducia nel settore da parte degli armatori della piccola nautica e confermato altresì le buone performance del comparto dei grandi yacht”. E ancora, secondo Formenti, “le previsioni per l’anno nautico in corso, al netto delle ben note correnti criticità dello scenario internazionale, appaiono incoraggianti per l’industria nautica italiana e per la propria filiera, con un sentiment più positivo da parte degli imprenditori, rispetto a una chiusura dell’anno solare 2025 in flessione per alcuni settori merceologici”.
Più volte citato, lo “scenario internazionale” è in pratica quello condizionato dai dazi di Trump. Ma su questo punto è intervenuto, nell’assemblea pubblica tenutasi nella Sala Regina di Montecitorio, il professore Gabriele Natalizia, titolare della cattedra di Scienze della Politica e Sicurezza Internazionale a La Sapienza, secondo il quale “l’attuale traiettoria dell’amministrazione americana è in piena continuità con le politiche avviate sin dal 2009 con Barak Obama, ed è una linea comportamentale che ha attraversato anche altre amministrazioni, compresa quella di Biden, con obiettivi che includono burden sharing (condivisione degli oneri, ndr), riduzione di impegni non vitali e riorientamento verso l’Indo-Pacifico. È un trend destinato a durare nel lungo periodo” ha detto ancora il professore, spiegando che “ciò avverrà perché è strumentale alla competizione economica e militare con la Cina. Di conseguenza – è stato aggiunto - le imprese e le filiere sono chiamate a un cambiamento strutturale non riconducibile a una contingenza di breve periodo”.
Tra le inevitabili conseguenze, è emersa dunque l’esigenza di orientare l’export anche verso altri mercati. E grazie a Roberto Neglia, delegato ai rapporti col Parlamento di Confindustria nautica e moderatore dell’incontro di fine anno a Montecitorio, è stato ricordato che all’apertura ai nuovi mercati va affiancato il rilancio della competitività della bandiera italiana, strettamente legata al sostegno del mercato interno, ovvero a quella parte del mercato rappresentata da barche fino a 24 metri che però si chiuderà in contrazione (lo prevede il 54% delle aziende).
Cosa fare per migliorare la competitività di questa parte del mercato? Decisivo sarà il DDL Valorizzazione mare, coordinato dal ministro Musumeci e incardinato in Senato. Il testo contiene una ventina di norme per il settore, molto apprezzate dagli operatori, incentrate sulla semplificazione normativa per allineare l’Italia agli altri Stati europei. E’ questa la rotta da seguire. E a giudicare dalle parole pubblicamente pronunciate nell’austera sede di Montecitorio pare che ci siano le condizioni per credere che sia stata intrapresa la rotta giusta.
“Quando parliamo di Nautica parliamo d’Italia – ha dichiarato la senatrice Ronzulli, aggiungendo che “la nautica è una fotografia nitida del talento italiano: creatività, innovazione tecnologica e coraggio industriale. La sua vocazione internazionale ci dice che la nautica non è più semplicemente un fattore produttivo, ma è una leva strategica per la competitività nazionale”.
In merito al tema della semplificazione normativa, la vice presidente del Senato ha riconosciuto che “il ruolo delle istituzioni è quello di creare le condizioni perché le imprese possano esprimere il massimo del potenziale. Servono regole chiare – ha detto - per competere ad armi pari sui mercati internazionali, norme per un settore come il charter, per esempio, che è cruciale per la nostra economia costiera e turistica; interventi che garantiscono equità, concorrenza leale, certezza amministrativa. E in questa direzione – è stato ricordato - va anche il disegno di legge sulla valorizzazione della risorsa Mare, frutto dell’impegno del ministro Musumeci”.
Secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto in videoconferenza, “Il settore della nautica è un pilastro di eccellenza del nostro Made in Italy nel mondo che risente fortemente dell’andamento del mercato globale, mercato che dopo aver sfiorato il valore record di 35 miliardi nel 2023 si è stabilizzato lo scorso anno, nel 2024, e attualmente è chiamato ad affrontare tutte le incognite, le incertezze legate ai dazi americani. Come Governo siamo impegnati a sostenere la crescita e la competitività delle imprese attraverso agevolazioni per la digitalizzazione e l’efficienza energetica come abbiamo fatto col piano Transizione 5.0 e come faremo, in piena continuità, sin dal primo gennaio del prossimo anno, con il nuovo piano Transizione 5.0, che sarà immediatamente operativo, stavolta attraverso lo strumento obbligato dell’iperammortamento”.
Secondo Edoardo Rixi, viceministro Infrastrutture e Trasporti, “il settore della nautica è in ottima salute, c’è un’evoluzione del mercato e chiaramente vuol dire andare in mari un po’ più tempestosi, che offrono grandi opportunità. Sono settori di mercato che vanno occupati perché, se non li occupiamo noi, li occuperà qualcun altro. Per quanto riguarda il settore italiano, sappiamo bene che tra i temi da affrontare c’è quello del numero delle leggi. Dobbiamo semplificare ed evitare la proliferazione legislativa che purtroppo è diventato un elemento che contraddistingue il continente europeo. Porterò volentieri una delegazione di Confindustria Nautica dal ministro dell’Economia per affrontare tutti i provvedimenti utili a dare supporto a un settore strategico come quello della nautica da diporto”.
Formale l’impegno preso dal viceministro Rixi, da sempre molto vicino al comparto. Ma l’incontro di fine anno a Roma ha dato anche ad altri parlamentari l’occasione per esprimere opinioni utili a creare una consapevolezza diffusa dei problemi e, di conseguenza, a determinare passi decisivi per le soluzioni. Tra i più esposti, su questo fronte della collaborazione, si è distinto il presidente della Commissione Trasporti della Camera, Salvatore Deidda, sostenendo che “è fondamentale che l’Italia adotti politiche interne ed europee che favoriscano le proprie industrie, migliorino le infrastrutture e si adattino alle nuove dinamiche globali, superando le rigidità burocratiche e le percezioni errate, per trasformare le sfide in opportunità e sostenere la competitività nazionale”.
Tra i tanti problemi legati anche alla “promozione” della nautica, il parlamentare ha ricordato che a fronte di una apprezzabile capacità organizzativa del Salone di Genova, il capoluogo ligure presenta ancora troppe criticità, legate soprattutto ai collegamenti ferroviari e aerei. “Dobbiamo fare Sistema Paese e aprire a una pluralità di offerta complementare che veda il charter nautico affiancarsi al trasporto passeggeri” ha detto ancora Deidda.
Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della commissione attività produttive della Camera, da parte sua ha detto che “la nostra priorità deve essere quella di tutelare le eccellenze industriali italiane, con particolare attenzione ai settori della nautica e dell’automotive, oggi esposti a sfide crescenti legate alla concorrenza globale, alle restrittive politiche europee e ai fattori economici”.
Secondo Gerolamo Cangiano, presidente dell’Intergruppo parlamentare “Nautica, Subacquea e Turismo”, negli ultimi anni “si è ricostruito un dialogo solido e costruttivo tra le istituzioni e Confindustria Nautica, e questo Governo sta portando avanti con convinzione una serie di iniziative a supporto di questo comparto capace di imporsi anche a livello internazionale. Oggi le istituzioni stanno lavorando per affiancare questo impegno, consapevoli del ruolo strategico che la nautica riveste per il Paese. Sono numerosi i provvedimenti avviati tra Senato e Camera, dalle iniziative parlamentari alle proposte di legge sulla portualità e sull’albergo nautico diffuso che dimostrano la volontà di costruire insieme qualcosa di importante. In questo momento storico – ha concluso Cangiano - il Governo sente il dovere di continuare a sostenere questo settore, accompagnandone la crescita”.
Nella due giorni romana l’’Assemblea dei soci di Confindustria Nautica ha inoltre approvato, in una riunione a porte chiuse, il bilancio preventivo 2026, in base al quale i conti verranno chiusi in pareggio con una spesa corrispondente agli introiti di 1.785.000,00 euro.
“Il bilancio preventivo 2026 costituisce uno strumento fondamentale di governance, di verifica e rappresentazione della strategia messa in atto dalla nostra associazione per il perseguimento degli obiettivi statutari di sviluppo e consolidamento del posizionamento dell’industria nautica da diporto italiana” – ha commentato Marina Stella, direttore generale di Confindustria Nautica -. Il piano strategico di azioni per il 2026 – ha aggiunto Stella - è stato presentato unitamente ai dati di Bilancio preconsuntivo 2025 che evidenziano una solida struttura patrimoniale, un rafforzamento della posizione economica e finanziaria dell’associazione, nonché una positiva performance nella crescita della base associativa, a conferma della capacità di Confindustria Nautica di generare valore attraverso la qualità dell’attività di rappresentanza e l’efficacia dei progetti condotti a supporto del settore”.
A conclusione dell’assemblea dei soci sono stati ricordati i principali risultati conseguiti dall’associazione confindustriale e, tra questi, in particolare l’accordo di partnership con America’s Cup Events in vista delle regate in programma a Napoli nel 2027. Un appuntamento di straordinaria importanza per tutto il mondo della nautica italiana, che tuttavia comporta anche una serie di problemi non secondari legati al diporto, e in particolare alla portualità turistica. Come è noto, infatti, Napoli non dispone di un porto turistico e nell’area di mare destinata all’ormeggio dei “mostri” della Coppa America, tra l’isolotto di Nisida e Bagnoli, vengono abitualmente rilasciate concessioni demaniali temporanee (tra maggio e settembre) per l’allestimento di pontili galleggianti e campi boe destinati ai diportisti locali. Dove finiranno yacht, natanti e gommoni abitualmente ormeggiati in quel tratto di mare.




