Ferretti Group, riunito il nuovo CdA. Conti in chiaroscuro (Usa e Oriente in calo), Anastassov tranquillo: «Avanti con realismo»
La rivoluzione in atto in Ferretti Group non è questione di poco conto. L’uscita di figure fondamentali, nella storia di questa straordinaria holding della nautica, come lo storico vicepresidente Piero Ferrari e l’amministratore delegato Alberto Galassi, e l’ingresso, nella postazione di comando, di un manager estraneo al settore (Stassi Anastassov, un passato ai vertici di Duracell e Procter & Gamble) meritavano quantomeno un gesto di buona volontà orientato a fare chiarezza sulle intenzioni della nuova governance. Quali saranno le scelte in materia di strategia industriale alla luce anche delle tensioni internazionali e delle difficoltà nei rapporti con l’America di Trump?

Ebbene, alla vigilia del primo CdA nel ruolo di amministratore delegato, il neo Ceo Anastassov ha voluto fare chiarezza, e in una conference call appositamente convocata, ha voluto spiegare chi è, che cosa pensa del proprio ingresso in un mondo per lui muovo e che cosa intende fare per valorizzare ulteriormente le aziende che si prepara a guidare. Non una classica presentazione in chiave economico-finanziaria, con dettagli su vendite, ricavi, ordini, guadagni, perdite, ma un discorso a cuore aperto, per spiegare chi è e soprattutto quale idea abbia del business nautico. Chiarissimo il messaggio di fondo: “Non ho mai avuto come obiettivo essere bravo quanto i concorrenti. L’obiettivo è essere i migliori”.
E come si fa ad essere i migliori? Anastassov non ha dubbi: “Bisogna essere custodi del buon lavoro finora svolto da chi ci ha preceduto. E’ ciò che ho fatto anche in altre aziende, ed è ciò che farò in Ferretti Group. Vedete – ha detto il manager illustrando la propria visione del ruolo che va a ricoprire – io ho sempre gestito brand molto forti, a volte iconici. Ma non ne sono mai stato il fondatore. Sono sempre stato un custode. Il mio compito è prendere un’azienda, preservarne il valore e lasciarla a chi verrà dopo in condizioni migliori”.
Per avviare il lavoro, il neo amministratore delegato non partirà dunque da frenesie di cambiamento. Semmai il contrario. Lo ha lasciato intendere confessando di sentirsi “onorato di proseguire il lavoro iniziato da persone del calibro di Carlo Riva, Norberto Ferretti, Alberto Galassi e Piero Ferrari, figure che hanno contribuito a costruire il Ferretti Group contemporaneo”.
Parole ispirate a correttezza ed equilibrio, ancorché contrastanti con le manovre degli azionisti che hanno sostenuto il ribaltone, provocando malumori e polemiche, culminate nella dura lettera di Piero Ferrari, uscito dal board di Ferretti Group poche ore prima della svolta che ha portato il cinese Tan Ning alla presidenza e il bulgaro/svizzero Anastassov alla guida del consiglio d’amministrazione.
Lasciate da parte le polemiche, il nuovo Ceo ha rivelato di aver voluto, prima d’ogni altra cosa, conoscere i dipendenti, i manager, i fornitori e i partner, dedicando loro i primi due giorni di lavoro. Ma ha anche dato la sua personale interpretazione dello yachting. E lo ha fatto lasciando capire che nella sua visione dovrà esserci meno retorica del lusso e più attenzione alla sostanza industriale del prodotto. Non a caso Anastassov ha parlato a lungo di engineering, materiali, durabilità, qualità costruttiva, connettività e affidabilità tecnica, quasi a voler spostare il baricentro del racconto aziendale dal solo valore dei marchi alla capacità di costruire yacht complessi e tecnologicamente avanzati.
Inevitabile la proiezione sul futuro e, di conseguenza, sulle attività di ricerca e sviluppo. “Non vogliamo avere ciò che è migliore oggi, ma ciò che sarà migliore domani”, ha detto Anastassov, introducendo un altro tema destinato probabilmente a diventare centrale: la necessità di anticipare l’evoluzione tecnologica piuttosto che inseguirla. Per fortuna il nuovo Ceo non si è avventurato però in avventurosi discorsi ideologici sulla salvaguardia dell’ambiente e la (presunta) necessità di radicali trasformazioni. Sembra di capire che si proseguirà sulla rotta tracciata dai predecessori, ovvero sul giusto equilibrio tra tradizione e innovazione, con occhio attento a soluzioni adeguate, per costi e adattabilità ai mercati.
A proposito di mercati, Anastassov ha definito il mercato americano (al momento in crisi) una priorità assoluta, spiegando che il cliente statunitense presenta aspettative diverse rispetto a quello europeo e che l’offerta del gruppo dovrà evolversi anche in funzione di queste esigenze.
Chiusa la conferenza, il neo amministratore delegato di Ferretti Group ha dovuto dedicarsi alla sua prima riunione del CdA. Una riunione di cui ha poi diffuso notizie dettagliate l’agenzia che cura la comunicazione del Gruppo, trasmettendo – nonostante qualche dato economico meno brillante - notizie rassicuranti. “Ferretti Spa – si legge infatti nel comunicato - ha approvato le informazioni finanziarie periodiche consolidate non revisionate al 31 marzo 2026, e la marginalità è in miglioramento grazie al consolidamento nei segmenti di maggiore profittabilità e a una solida efficienza operativa”.
Più in dettaglio, Ferretti ha chiuso il primo trimestre 2026 con ricavi netti a 302,1 milioni, raccolta ordini in rallentamento del -33,6% (179,6 milioni di euro contro i 270,6 milioni del primo trimestre 2025), con EBITDA al 16,1%. Il Gruppo riconduce il rallentamento alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno inciso sui tempi di finalizzazione dei contratti e sulle consegne nella regione. Per il resto, sul piano geografico l’Europa cresce a 99,1 milioni di raccolta ordini, pari al 55,2% del totale, mentre il MEA (Middle Est e Africa) scende a 53,0 milioni; forte la contrazione dell’area AMAS (Nord America e America Latina), passata da 102,6 milioni a 13,3 milioni. Ciò detto, l’utile netto si attesta a 21,0 milioni di euro, contro i 23,9 milioni del primo trimestre 2025. Intanto viene confermata la guidance 2026 e indicata una visibilità di circa 470 milioni di ordini da convertire in ricavi nell’anno.
Su questo versante il neo amministratore delegato del Gruppo, Stassi Anastassov, ha dichiarato: “Il primo trimestre ha riflesso un contesto commerciale meno dinamico e una conversione degli ordini più lenta di quanto atteso, in particolare sulla raccolta ordini. Affrontiamo questa fase con realismo, disciplina e focalizzazione sull’esecuzione. La fiducia non va mai confusa con autocompiacimento. Allo stesso tempo, i fondamentali del business restano pienamente solidi. I nostri brand sono fortemente posizionati, i margini si confermano resilienti e la qualità e la visibilità del portafoglio ordini rappresentano una base operativa robusta su cui continuare a costruire. Oltre €400 milioni di Net Backlog sono già attesi convertirsi in ricavi nel 2026, offrendo una visibilità significativa sull’evoluzione dell’esercizio. In questo contesto, non ci concentriamo su reazioni di breve termine, ma su disciplina esecutiva, eccellenza operativa e creazione di valore sostenibile nel lungo periodo. Ribadiamo la nostra piena fiducia nella solidità, nel posizionamento e nel potenziale di lungo termine dell’ecosistema del Gruppo Ferretti”.




