Barche e gommoni nel cantiere Piloda

L’Italia è leader mondiale anche nel refitting nautico. E nel Sud brilla il colosso Piloda, con sedi in Campania e Puglia

di Sergio Troise
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La nautica italiana, com’è noto, è leader nel mondo, e nonostante le tensioni internazionali, i dazi di Trump, i costi in aumento delle materie prime, l’esigenza di investire sull’innovazione tecnologica e il rallentamento della cosiddetta piccola e media nautica, continua a difendere posizioni di prestigio, soprattutto nella parte alta del mercato globale, quella popolata di yacht e super yacht in grado di primeggiare per lo stile, il design, l’eleganza, i contenuti, le prestazioni: una leadership forte, che tuttavia rappresenta solo un aspetto del successo. Aldilà di tutto questo c’è infatti un’altra faccia della medaglia, altrettanto brillante, che si chiama refitting: ovvero l’insieme di attività che vanno dalla piccola riparazione al rinnovo completo di un’imbarcazione.

Il mercato globale del refit è in crescita, trainato dalla necessità di modernizzare le imbarcazioni, aumentarne l’efficienza, migliorarne la sostenibilità. E noi italiani siamo fortissimi anche in questo campo meno noto al grande pubblico, ma non meno importante. Rappresenta infatti un pilastro strategico, legato soprattutto al settore dei superyacht, ma non solo.

Report ufficiali indicano l’Italia come l’hub principale del Mediterraneo per il refit e la riparazione, con una forte concentrazione di cantieri specializzati. Nel nostro Paese si concentra il maggior numero di cantieri attivi in questo campo (oltre 40 nel 2025) e siamo leader mondiali nel segmento 40-60 metri. Il fatturato del settore ha superato i 500 milioni di euro, con una crescita costante di interventi mirati non solo alla manutenzione ordinaria, ma a trasformare unità datate in barche più sostenibili (il cosiddetto Green Refit) riducendo l’impatto ambientale attraverso l’ammodernamento degli impianti (ibridi, elettrici) e l’installazione di nuove tecnologie.

Tra i protagonisti dell’attività concentrata sul restauro e il rilancio di imbarcazioni datate spiccano i reparti refit di nomi prestigiosi della nostra cantieristica, come Azimut-Benetti, Baglietto, Sanlorenzo, TSG, e cantieri specializzati come Amico&Co, Cantieri di Pisa, Rossini. Poli nevralgici delle attività di refitting sono la Toscana (in particolare Viareggio, Livorno e Massa Carrara) e la Liguria (Genova e La Spezia).

Ma negli ultimi tempi s’è affermata nel campo anche una realtà meridionale tutta da scoprire. Si chiama Piloda Yachting, è una divisione del colosso Piloda Group, che produce imbarcazioni da diporto e militari (l’ultima commessa riguarda 40 unità per la Guardia Costiera) operando tra Campania e Puglia. La sede principale a Napoli, ma sono attivi anche i cantieri di Torre Annunziata (27 km a Sud del capoluogo) e di Brindisi. Le tre sedi funzionano come un’unica piattaforma tecnica integrata, condividendo know-how, risorse specialistiche e procedure operative. Tecnici e operai si occupano di riparazioni, restauri, manutenzione e nuove costruzioni, e ogni intervento è inserito in una pianificazione di medio-lungo periodo orientata a preservare e incrementare il valore patrimoniale dell’imbarcazione nel tempo. A lavoro ultimato le unità vengono custodite in capannoni per il rimessaggio, spesso coperte con protezioni in cellophane, in attesa del ritorno in acqua.

La struttura di Piloda consente di operare su unità fino a 40 metri con flessibilità logistica e riduzione dei tempi di fermo nave. Come sempre in questo campo, è previsto un servizio di consulenza tecnica che affianca l’armatore nella definizione di programmi d’intervento anche pluriennali, con preventivi formalizzati, monitoraggio quotidiano dell’avanzamento lavori e una valutazione indipendente che include, quando necessario, la scelta di non procedere con determinati interventi. “Questo approccio – informa l’azienda - ha generato un tasso di fidelizzazione attorno all’80%, costruito su trasparenza, comunicazione costante e chiarezza tecnica.”

La strategia aziendale mira dunque a un approccio che supera la logica del singolo intervento manutentivo e si configura come un vero e proprio lifecycle management dell’imbarcazione. “Il refit, se non è inserito in una visione di medio-lungo periodo, rischia di essere solo una risposta a un problema contingente” dice Walter Di Palo, ceo di Piloda Yachting e co-fondatore di Piloda Group. E aggiunge:”Il nostro obiettivo è accompagnare l’armatore nella gestione tecnica della barca nel tempo, preservandone e, quando possibile, incrementandone il valore”.

Realtà tutta da scoprire, Piloda Yachting opera dunque attraverso un network di facilities distribuite strategicamente nel Mediterraneo, un asset che rappresenta un vantaggio competitivo concreto per armatori e operatori. La presenza su più sedi consente infatti flessibilità operativa, riduzione dei tempi di fermo nave, ottimizzazione logistica e la possibilità di intervenire in modo tempestivo lungo le principali rotte del traffico nautico.

Più in dettaglio, la sede di Napoli è focalizzata sulle attività dedicate al naviglio commerciale e militare oltre i 100 metri di lunghezza e sullo sviluppo del segmento large yacht e superyacht. A Torre Annunziata, invece, la presenza di capannoni industriali e travel lift consente di operare su yacht fino a 40 metri, garantendo rapidità di intervento, flessibilità organizzativa e un elevato livello di specializzazione tecnica. La sede di Brindisi rappresenta infine un hub strategico per le attività di assistenza, manutenzione e refit nel basso Adriatico e nel Mediterraneo orientale, offrendo una copertura geografica efficace in un’area caratterizzata da un’intensa attività nautica e da flussi internazionali.

Le tre sedi operano come un’unica piattaforma tecnica integrata e viene considerato un valore anche la capacità di operare indifferentemente su imbarcazioni di misura diversa. Lo sottolinea Salvatore Bonavita, direttore tecnico di Piloda Yachting, spiegando che “la capacità di operare su unità di grandi dimensioni e ad alta complessità industriale rappresenta una garanzia anche per armatori di yacht più piccoli. Significa affidarsi a una struttura progettata per gestire processi, tempi e standard elevati”.

Il refit viene gestito come un progetto tecnico complesso, con una pianificazione strutturata che tiene conto delle variabili operative, dei vincoli industriali e delle esigenze specifiche dell’armatore. Le lavorazioni si concentrano prevalentemente nella finestra stagionale ottobre–aprile, periodo in cui vengono seguite contemporaneamente più imbarcazioni.

Ogni unità è accompagnata fin dalle prime fasi da un percorso organizzato che parte dalla raccolta e definizione delle richieste dell’armatore, prosegue con un’analisi tecnica preliminare comprensiva di report di fattibilità, quindi con una preventivazione dettagliata e formalizzata, fino alla redazione di una scheda tecnica dedicata che costituisce il riferimento operativo per tutte le attività successive.

Le lavorazioni vengono pianificate per aree operative – scafo e sovrastrutture, coperta e falegnameria, impianti meccanici, elettrici e idraulici, oltre alle attività in outsourcing – e coordinate da un team di project management dedicato, che assicura verifiche settimanali e un monitoraggio quotidiano dell’avanzamento lavori.

“Il nostro impegno è garantire consegne on time e on budget. La pianificazione e il controllo dei processi ci permettono di ridurre gli scostamenti, gestire gli imprevisti e offrire all’armatore certezze operative”, dice Federico D’Amaro, responsabile della divisione Refit Repair and Maintenance di Piloda Yachting.

Tra i progetti più recenti affidati a Piloda, spicca il refit di un motoryacht Castagnola di 38 metri del 2015, interamente in legno, che ha visto impegnate maestranze specialistiche, inclusi maestri d’ascia, confermando l’elevata competenza del cantiere nelle costruzioni tradizionali.

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martedì 17 febbraio 2026 - Ultimo aggiornamento: 19:35 | © RIPRODUZIONE RISERVATA