Nauticsud, parte la 52a edizione dedicata alle imbarcazioni piccole e medie fra speranze ed incertezze
Inaugurata a Napoli la 52ma edizione del Nauticsud, salone organizzato da Afina (Associazioine Filiera Italiana della nautica) in un clima d’incertezza: da un lato gli applausi, i sorrisi e la soddisfazione di aver messo in piedi la fiera in un momento non proprio favorevole per la piccola e media nautica (il clou del salone); dall’altro i dubbi sul futuro, legati alla mancanza di posti barca, ma non solo. Com’è noto, infatti, non c’è ancora accordo sul rinnovo della collaborazione con l’ente Mostra d’Oltremare, al momento non dichiaratosi disponibile ad allestire una edizione bis del salone a ottobre, per poi spostare definitivamente la data della manifestazione all’autunno, a partire dal 2027.
Sul progetto di Afina non sono arrivate, nella giornata inaugurale del Nauticsud, né risposte né segnali incoraggianti, ed è forte il timore che l’edizione in corso del salone partenopeo sia l’ultima. Lo ha lasciato intendere chiaramente il numero uno dell’organizzazione, il presidente di Afina Gennaro Amato, dichiarando una volta di più che “organizzare il salone tra febbraio e marzo non ha più senso, si mettono in difficoltà sia i potenziali acquirenti, sia le aziende produttrici. Perciò riteniamo indispensabile lo spostamento a ottobre”.
A chi osserva che la data autunnale sarebbe troppo vicina al Salone di Genova, il più importante d’Italia e tra i primi al mondo, Amato replica affermando che “i due saloni hanno vocazioni diverse. Genova dà molto spazio anche alla grande nautica, a yacht e super yacht, mentre noi puntiamo tutto sulla piccola e media nautica, ovvero su barche di dimensioni non superiori a 15 metri. E poi – aggiunge sornione – mentre a Genova in autunno piove sempre, noi abbiamo il privilegio di un clima favorevole, da noi c’è la possibilità di una sinergia tra Nauticsud e Navigare, il salone dedicato alle prove in mare, che si svolge a novembre”.
Il tempo dirà quali saranno gli sviluppi. Ma al momento l’unica certezza è che a Napoli, a fronte della “buona volontà” dimostrata da organizzatori ed espositori presenti all’edizione numero 52 del salone partenopeo, il movimento nautico vive un momento tutt’altro che sereno. E non solo per l’incertezza legata al futuro della fiera. Incombe sull’intero movimento (produttori, rivenditori, diportisti, operatori del turismo nautico) un senso d’impotenza, addirittura di frustrazione, di fronte alla mancanza di decisioni concrete, chiare, nette, definitive, in materia di portualità turistica. Nessun progetto è stato finora approvato, nessun lavoro deliberato.
Nemmeno l’annunciato arrivo dell’America’s Cup ha finora smosso le acque. Anzi, la situazione potrebbe addirittura peggiorare. A meno che non scenda in campo, uscendo finalmente allo scoperto, Confindustria Nautica, che ha fatto sapere, a dicembre 2025, di aver avviato una collaborazione con l’Unione Industriali di Napoli (ex partner di Afina) per gestire l’accordo strategico con America’s Cup Events (ACE). Visto il gelo tra Afina e Unioni industriali, non si profila però un clima rassicurante. Ma di questo nessuno parla.
Si è parlato invece diffusamente, nella giornata inaugurale del Nauticsud, del problema della portualità turistica nel corso di un convegno organizzato in collaborazione con PWC Italia. Tema dei lavori “l’impatto economico della nautica da diporto e dell’America’s Cup 2027 sulla Campania”. Secondo il relatore, Egidio Filetto (partner di PWC Italia), “il grande evento velico lascerà a Napoli una eredità importante sotto il profilo economico, e sin da ora si può indicare una stima di spesa turistica diretta del valore di circa 370 milioni di euro, alla quale va aggiunta la visibilità internazionale, che genererà nel biennio 2028/2030, secondo il ministero del Turismo, un incremento del flusso di visitatori del +5-10% con un indotto ulteriore di 200-400 milioni di euro annui di nuova spesa turistica”. E ancora: nel corso del convegno è emerso che secondo le stime previsionali “si profilerebbe anche un incremento occupazionale quantificabile in 10.000/12.000 posti di lavoro temporanei e 1.000/2.000 a tempo indeterminato”.
Incredibile ma vero, proprio mentre al Nauticsud si illustravano queste previsioni benefiche per il territorio, nell’area ex Italsider di Bagnoli, lì dove sono stati già avviati i lavori per allestire le basi operative delle squadre partecipanti alle regate, si svolgeva un corteo di protesta di cittadini aderenti al neonato Comitato contro la Coppa America. Un problema in più da affrontare per il comparto, visto che gli autori della protesta contestano specificamente quella che hanno definito polemicamente la “turistificazione selvaggia del territorio”.
Ignari di quanto stava accadendo a poca distanza, i partecipanti al convegno hanno continuato ad approfondire il tema della portualità turistica. E lo studio di PWC ha documentato, con dati emersi da studi e ricerche già noti, che “la nautica da diporto produce un effetto moltiplicatore di 1.8, ovvero per ogni euro investito in questo settore se ne ricavano 1.8 in più”. Il dato più interessante, secondo l’analisi illustrata da PWC Italia, riguarda il Sud e le isole, che fanno registrare il valore assoluto più alto, con 24 miliardi di euro. “Applicando il moltiplicatore indicato di 41 miliardi – è stato spiegato – si arriva a un valore complessivo di quasi 70 miliardi di euro, in assoluto il più alto dell’intero Paese”.
Nonostante questo straordinario potenziale, proprio nel Sud e nelle isole la nautica registra un calo del 25% di fatturato e -35% di produttività negli ultimi due anni. Perché? Per l’assenza di portualità turistica. Mancano porti, marine, semplici ormeggi. E in Campania – “denuncia” lo studio illustrato al Nauticsud – a fronte di 70 strutture per il diporto, che possono accogliere 17.080 imbarcazioni, esiste, tra unità immatricolate e non, un parco imbarcazioni di 61.658 unità. Evidente quindi il gap negativo di circa 43.000 ormeggi. Che fare?
Gli operatori di Afina si battono da tempo affinché il problema venga affrontato dalle autorità locali e nazionali, e un paio d’anni da, in occasione degli Stati Generali della Nautica, organizzati in occasione dell’edizione numero 50 del Nauticsud, “incassarono” solidarietà, promesse e strette di mano da vari ministri (in testa Musumeci e Santanchè), dall’allora presidente della Regione De Luca (messo sotto accusa dagli operatori locali “per aver destinato le risorse della Regione a vari territori della Campania ma non all’area napoletana”), dal sindaco di Napoli Manfredi, e da alcuni parlamentari. Quelle promesse sono state registrate in video rimasti “agli atti” e riproposte sul maxi schermo allestito in occasione del Nauticsud numero 52. Un modo per rammentare a tutti – come ha detto il moderatore del convegno, il giornalista Antonino Pane – che “alle promesse non sono seguiti fatti concreti”.
Nell’occasione sono stati mostrati anche messaggi e lettere beneauguranti pervenuti per l’edizione appena cominciata del Nauticsud: messaggi firmati dalla ministra Santanchè (Turismo) e dal ministro per le Politiche del mare Musumeci, e contenenti parole di apprezzamento, vicinanza, sostegno. Ma nulla di più. Uno dei politici più vicini al mondo della nautica, l’onorevole Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d’Italia e presidente dell’Intergruppo parlamentare “Nautica, Turismo Marino e subacquea” si è presentato al convegno per dichiarare pubblicamente “impegno costante per un comparto strategico, che merita tutta l’attenzione del Parlamento e del Governo”.
Si muoverà davvero qualcosa? Una risposta importante dovrebbe arrivare a breve dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Il quale non ha potuto partecipare alla giornata inaugurale dell’edizione numero 52 del Nauticsud, ma ha fatto sapere che visiterà il salone nel corso della prossima settimana e, nell’occasione, farà chiarezza sulla posizione dell’amministrazione comunale in materia di portualità turistica. Lo ha assicurato l’assessore Santagada, presente alla giornata inaugurale in rappresentanza del Comune di Napoli, anticipando che “in settimana si svolgerà un incontro tra il sindaco e il presidente di Afina Amato per affrontare le numerose problematiche annunciate. Il potenziamento delle infrastrutture – ha aggiunto l’assessore - è all’interno di un progetto di crescita e rilancio della nostra città”.
Tra le risposte più attese, oltre ai piani per l’area destinata agli hangar e agli ormeggi per le barche della Coppa America, di fronte all’ex Italsider, tra Coroglio e il Golfetto di Nisida, c’è il parere dell’amministrazione comunale sull’ampliamento del porto di Mergellina. Amato ha rivelato infatti che “24 soci si sono autotassati e hanno presentato da tempo un progetto per l’ampliamento, che comporterebbe, a fronte di un investimento di 50 milioni di euro, la possibilità di guadagnare circa 300 posti barca”.
Ma non è tutto. Secondo Amato sarebbe possibile guadagnare spazi per ormeggi anche in altre aree del litorale partenopeo, da Nisida fino a Vigliena, passando anche per Santa Lucia e altri siti disponibili fino all’area vesuviana. “Se si partisse con un piano per dieci siti da 300 posti, si potrebbe arrivare a tremila posti barca” sostiene il numero uno degli operatori locali. E aggiunge: “Sarebbe opportuno, intanto, autorizzare nuovi campi boe e pontili galleggianti. Quando comincerà la Coppa America non ci sarà posto né per i diportisti locali né per i turisti che verranno da fuori a bordo delle loro barche. E sarebbe delittuoso perdere l’occasione di sviluppare il turismo nautico. Che non è limitato al posto barca. Chi arriva dal mare – tiene a ricordare Amato - poi scende a terra, frequenta negozi, ristoranti, bar, musei, visita la città, si muove e spende. Per non dire delle spese per la barca, il carburante, i servizi, l’assistenza. Sarebbe un delitto ignorare tutto questo”.
A sostegno delle tesi di Afina si è schierato pubblicamente, nella giornata inaugurale del Nauticsud, il presidente di BCC Napoli, Amedeo Manzo, ricordando però che “la banca è da sempre la più vicina agli operatori della nautica, e da tempo ha assicurato sostegno agli operatori che intendono investire nella portualità turistica, ma è necessario operare in un contesto sano, ovvero con aziende del settore che non devono rischiare di ridurre i propri fatturati per motivi estranei alle loro capacità. Noi finora non abbiamo lamentato nemmeno un caso di contenzioso con aziende del settore o con acquirenti di barche, ma sia chiaro: la nostra banca sarà vicina agli operatori della nautica a condizione che essi possano operare nelle condizioni giuste”.




