Portualità turistica: da Gaeta i nuovi obiettivi della blue economy

Portualità turistica: da Gaeta i nuovi obiettivi della blue economy. Resta indietro Napoli, senza un marina

di Sergio Troise
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Non più soltanto luoghi di approdo e servizi, ma infrastrutture contemporanee capaci di generare valore economico, sociale e ambientale. È questa la visione emersa a Gaeta, dove la Base Nautica Flavio Gioia ha ospitato la prima tappa del calendario 2026 dei Blue Marina Awards, il programma di riconoscimento e valorizzazione della portualità turistica che sta contribuendo a ridefinire il ruolo dei marina nel quadro della blue economy. Un percorso che si inserisce in una traiettoria ormai chiara, ben riassunta anche dalle parole del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che ha definito i Blue Marina Awards “un acceleratore di qualità, sostenibilità e competitività per l’intero sistema della portualità turistica”.

Con l’evento intitolato “Il mare che include: sport, ambiente e territorio come leve della portualità turistica del futuro”, a Gaeta si sono ritrovati operatori, istituzioni, associazioni di categoria, imprese e protagonisti del mondo del mare attorno a una domanda sempre più centrale: quale ruolo possono svolgere i marina in una fase in cui sostenibilità, accessibilità, innovazione e integrazione con il territorio stanno diventando fattori decisivi di competitività.

Il confronto ha restituito una risposta chiara: il marina del futuro non può più essere letto soltanto come infrastruttura dedicata all’ormeggio, ma come piattaforma capace di attivare relazioni tra cittadinanza e diportismo e tra pubblico e privato. Un quadro strategico ed operativo mirato a migliorare la qualità dell’esperienza, sviluppare la cultura del mare, rafforzare il legame con la comunità e contribuire in modo concreto alla valorizzazione della risorsa mare e allo sviluppo dell’economia costiera.

“Con i Blue Marina Awards vogliamo contribuire a rendere sempre più evidente una nuova idea di portualità turistica: marina non come semplici infrastrutture, ma come luoghi capaci di generare qualità, sostenibilità, innovazione e valore per il territorio. Da Gaeta parte un messaggio chiaro: vince il sistema, quando tutti gli attori coinvolti scelgono di crescere insieme”, ha dichiarato Walter Vassallo, presidente dei Blue Marina Awards.

Parole che invitano a riflettere non solo su ciò che saggiamente si è fatto, si sta facendo e si farà in numerose località delle coste italiane e delle isole, ma anche su ciò che invece colpevolmente non si fa in luoghi che da tempo attendono il via libera per adeguare il territorio alle esigenze di una blue economy ancora tutta da sviluppare. Uno di questi, probabilmente il più importante, è Napoli, città di mare priva di un vero marina, che non solo rinuncia a sviluppare il turismo nautico, ma addirittura non è in grado di assicurare un numero adeguato di posti barca ai propri cittadini-diportisti.

Da anni si parla di un piano che prevederebbe l’uso di aree dismesse o da riqualificare. Le opzioni individuate includono Mergellina, Santa Lucia, Molosiglio, Vigliena e, sull’altro versante, l’area ex Italsider di Bagnoli, tra Nisida e Coroglio. E’ in discussione da tempo un piano per il porto di Mergellina, nel cuore del lungomare partenopeo, ma nonostante progetti e promesse nulla è stato fatto per rendere l’area adeguata alla richiesta del mercato, meno affollata e caotica di come si profila oggi, in un accavallarsi di concessioni che provoca disordine e disservizi, nonostante la professionalità, l’esperienza e la buona volontà di alcuni operatori.

Discorso simile per l’area ex Italsider tra Nisida e Bagnoli, lì dove è stata tombata la famigerata colmata carica di veleni per realizzare le strutture dedicate ai team che parteciperanno all’America’s Cup 2027. Sui giornali si parla di mare ritrovato, di nuove strutture, di balneabilità e di nuove spiagge. E del porto? Solo vaghe promesse proiettate al “dopo Coppa America”, con l’aggiunta di un rendering che dovrebbe illustrare un ipotetico porto di cui non si conoscono, per ora, le caratteristiche dettagliate: numero di posti, tempi di consegna, misura delle barche ospitate.

Eppure le società che di anno in anno gestiscono in quell’area i posti barca in regime di concessione demaniale hanno presentato da tempo un progetto per realizzare un porto permanente. Progetto che nonostante l’informale approvazione del sindaco Manfredi, non ha mai ricevuto un formale via libera dalle autorità competenti, ovvero l’Autorità portuale, la stessa amministrazione comunale e i militari che nell’area dispongono di una base. L’unico aspetto positivo, nonostante i lavori in corso per la Coppa America, è che finora non sono stati apportati tagli alle concessioni temporanee. Che non rappresentano certo una soluzione definitiva, ma un rimedio adeguato a soddisfare almeno in parte la domanda di posti barca locale. Il turismo nautico? Può attendere.

Un fronte, quest’ultimo, che dovrebbe interessare in particolare Confindustria Nautica. Ma nonostante l’accordo strategico firmato, attraverso l’Unione Industriali di Napoli, con America's Cup Events (ACE) per la 38^ edizione della Coppa America in programma a Napoli nel 2027, l’associazione confindustriale finora non si è fatta né vedere né sentire. Cosa potrà fare per contribuire ad ospitare adeguatamente i tanti diportisti che confluiranno su Napoli per assistere alle regate, non è dato sapere. Finora è trapelata solo l’intenzione di attuare un progetto in 4 punti che vedrebbe al primo posto la creazione di un tavolo strategico permanente su cantieristica e portualità turistica. Iniziativa che risale al dicembre del 2025 e pubblicata su questo sito. Ma in verità non è dato sapere se ci siano stati concreti sviluppi.

Si è fatta invece sentire a più ripresa l’Afina (Associazione Filiera Italiana della Nautica) che ha sede proprio a Napoli e rappresenta molti cantieri nautici produttori di barche e gommoni. “Purtroppo – dice il presidente dell’associazione, Gennaro Amato - siamo in una situazione di stallo. Sono state disattese tutte le promesse fatte in occasione di saloni nautici, interviste e conferenze, e la situazione è gravissima. Le vendite sul territorio sono bloccate in quanto nessuno acquista una barca se non sa dove ormeggiarla; alcune aziende sono in crisi, e lo scontento tra i diportisti è in crescita anche tra coloro che il posto barca lo hanno. Sono entrati in vigore, infatti, assurdi provvedimenti come l’obbligo di eseguire le operazioni di alaggio e varo esclusivamente tra le 5 del mattino e le 12, con divieto di farlo nei giorni festivi e prefestivi”.

Quanto ai posti barca, secondo Afina la città di Napoli disporrebbe attualmente di non più di 2.500 posti, ma è probabile che tra i porticcioli dei circoli privati e ormeggi provvisori si arrivi a 3.000, probabilmente anche qualcosa in più. “Il problema – tuona però Gennaro Amato – è che ne servirebbero il doppio, se non il triplo, per rispondere alla domanda locale e all’accoglienza dei turisti che arrivano in barca e sono costretti ad ancorare in rada o a cercare posto in provincia. Noi operatori abbiamo fatto di tutto per ottenere ascolto e concretezza, ma c’è poco da fare. A Napoli è più facile che si sciolga il sangue di San Gennaro piuttosto che giunga la soluzione della portualità turistica”.

Più volte si è espresso in sintonia Massimo Luise, gestore, con la storica azienda familiare Luise & Sons, dell’omonimo molo allestito in concessione nel porto di Mergellina, il più grande e meglio attrezzato dell’area, e tuttavia inadeguato a soddisfare sia la domanda del diportismo locale, sia le richieste provenienti dal resto d’Italia e, soprattutto, dall’estero, visto l’affollamento provocato da un’assurda convivenza tra barche da diporto, yacht, barche da pesca, aliscafi, mezzi della Guardia di Finanza e spiaggia.

In forza dell’esperienza e della reputazione guadagnata negli anni su scala internazionale, la società che fa capo alla famiglia Luise ha ottenuto, comunque, un’importante commessa: con la controllata BWA Yachting è stata nominata partner ufficiale del Programma Superyacht come “Preferred Yacht Agent per la 38ma America’s Cup Louis Vuitton” del 2027. Ciò vuol dire che l’agenzia napoletana dovrà supervisionare, attraverso il Superyacht Programme, il sistema centralizzato di prenotazione e curare il calendario ufficiale degli eventi sociali dedicati ai proprietari di superyacht e ai loro ospiti, oltre che garantire un’assegnazione impeccabile degli ormeggi e l’accesso a una serie di eventi di ospitalità e socializzazione pensati per completare lo spettacolo delle regate.

Per rispettare al meglio il programma i Luise hanno sperato, fino a qualche tempo fa, di ottenere il via libera ai lavori di ampliamento del molo di sopraflutto del porto di Mergellina. Ma il progetto non è stato approvato e la pratica è ferma in attesa che si liberi dei lacci della burocrazia. I posti disponibili rischiano dunque di rivelarsi insufficienti. Che fare?

La soluzione è stata individuata nel Main Port di Castellammare di Stabia, marina di altissimo livello a 12 miglia nautiche da Mergellina, già utilizzato dai Luise in passato per ricevere adeguatamente super yacht e mega yacht dei più grandi armatori del mondo, emiri, reali e magnati dell’industria come Bill Gates, Jeff Bezos, Bernard Arnault, Larry Ellison, Mark Zuckerberg… Al Main Port sono stati dunque avviati già da tempo lavori che riguardano sia l’operatività dello scalo sia il contesto urbano del porto di Castellammare. Lavori necessari per migliorare ulteriormente la struttura, l’unica della Campania abilitata a ospitare mega yacht di misura superiore a 100 metri.

Ufficialmente selezionato come Marina Partner dell’America’s Cup, il porto stabiese si distingue per aver avviato un percorso che combina servizi per unità di grandi dimensioni, attenzione agli aspetti ambientali e riqualificazione delle aree pubbliche portuali. Le novità sono state presentate in occasione della settima edizione del Med Cooking Congress, evento che ha visto la partecipazione di comandanti di grandi yacht, broker, società di charter internazionali, agenzie marittime e società specializzate in servizi di approvvigionamento.

Il management dello Stabia Main Port ha avviato un progetto di recupero delle aree pubbliche del porto antico. L’obiettivo è intervenire sul waterfront per migliorare il decoro e la percezione complessiva delle aree portuali, in particolare dal punto di vista dell’arrivo dal mare. Non si esclude, per il futuro, di allargare l’area ormeggi ad aliscafi e grandi velieri (grazie al pescaggio fino a 9 metri). Intanto già da questa estate ci sarà la possibilità di ormeggiare navi da diporto fino a 150 metri e di utilizzare, anche in inverno, la palazzina servizi, a supporto di armatori ed equipaggi di mega e giga-yachts.

Ma Castellammare, com’è noto, dispone anche di un altro porto turistico: il Marina di Stabia, dove di recente si è svolta anche la prima edizione di un nuovo salone nautico. Ebbene, muovendosi parallelamente al Main Port, Marina di Stabia si sta attrezzando al meglio per proporsi come soluzione adeguata ad ospitare diportisti che non trovano posto a Napoli. In questo caso non per giga yacht, ma per barche fino a 90 metri (super yacht e mega yacht).

Nato negli anni 2000, posizionato non distante dalle falde del Vesuvio, di fronte a Capri e alla Campanella (la punta che separa la costiera sorrentina dall’amalfitana), già dotato di circa 800 posti barca, è uno dei porti turistici più strutturati del Sud Italia, comprensivo di Yacht Club e di servizi di assistenza a 360 gradi. Gli attracchi sono previsti lungo i banchinamenti di riva con ormeggio tradizionale a corpo morto, catenaria e trappe, prevalentemente per le imbarcazioni di maggiore taglia. Tutti i posti barca per superyacht sono dotati di erogatori di ultima generazione per acqua ed energia elettrica con prese che consentono un’erogazione di corrente a 220 e 380 V fino ai 400 Ampere e anche oltre. Le dotazioni di servizio sono completate con sistemi antincendio, gruppi idranti ed estintori, oltre a dotazioni di sicurezza di emergenza. Non mancano aree per i rimessaggi e le lavorazioni più diverse, e breve verrà reso operativo anche l’eliporto, requisito essenziale per attirare armatori interessati a raggiungere la propria barca, magari arrivata in porto con l’equipaggio.

Ma al di là dei servizi e dell’assistenza, Marina di Stabia, così come il Main Port, si fa apprezzare per la posizione che occupa nel cuore del golfo di Napoli. La vicinanza agli svincoli autostradali di Pompei e Castellammare di Stabia facilita l’accesso sia a chi arriva in auto sia a chi raggiunge il porto dall’aeroporto di Capodichino, distante meno di 30 minuti. I collegamenti ferroviari sono garantiti dalla metropolitana regionale e dalla Circumvesuviana. Dal punto di vista nautico, tutte le principali destinazioni dell’area, come Capri, Ischia, Procida, Napoli, Positano, Sorrento e Amalfi si trovano entro un raggio di circa 30 miglia nautiche. E se ci si dedica a una visita a terra, spiccano due delle attrazioni più interessanti del mondo: gli Scavi di Pompei (praticamente alle spalle del porto) e quelli di Ercolano (a 15/20 minuti di trasferimento in auto).

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giovedì 30 aprile 2026 - Ultimo aggiornamento: 19:49 | © RIPRODUZIONE RISERVATA