Posti barca: da Napoli a Sorrento, emergenza totale. Bocciato il progetto di Aponte (MSC), divampa la polemica via social
Da anni tiene banco, a Napoli, il problema irrisolto dei posti barca insufficienti. Se ne parla - a vuoto – in occasione di saloni nautici, fiere, tavole rotonde ed eventi dedicati al turismo nautico, senza mai giungere ad un punto di svolta. E spesso, in queste avvilenti passerelle tutte concluse con i verbi al futuro (faremo, diremo…) si fa riferimento all’alternativa della provincia, ovvero ai porti del circondario che possono sopperire al deficit della città capoluogo. Una mezza verità. Se è vero infatti che le isole di Ischia e Procida hanno un potenziale di portualità turistica sufficiente, e che – sul versante opposto del Golfo di Napoli – brilla la capacità ricettiva di Castellammare di Stabia (con due porti moderni e ben attrezzati), è anche vero che Capri lamenta da anni una situazione gravissima, tra insufficienza di posti, sovrapposizione tra diporto e mezzi di linea (aliscafi e traghetti), prezzi alle stelle e polemiche infinite sulla gestione.
In questo scenario a dir poco sconcertante s’inserisce ora la costiera sorrentina, da anni costretta, suo malgrado, a limitare l’accoglienza di grandi yacht a causa della mancanza di spazio e di adeguate strutture nel porto di Sorrento. Negli ultimi giorni è arrivato infatti anche il No del vicinissimo Comune di Sant’Agnello al progetto di un porto turistico moderno presentato dalla NLG (Navigazione Libera del Golfo) di Gianluigi Aponte, il sorrentino primo armatore al mondo, re delle crociere e dei trasporti navali con la sua MSC.
L’idea di partenza, poi messa nero su bianco, era sfruttare quanto di buono era stato già fatto nella vicina Marina di Cassano, con l’obiettivo di realizzare un nuovo porto turistico per imbarcazioni da diporto, destinando uno spazio anche agli aliscafi. Sarebbe stata inoltre riqualificata anche la vicina spiaggia di Caterina, per agevolare la balneazione. Elaborato prima della sentenza che ha di fatto depotenziato il projet financing (i privati che investono nella realizzazione di opere destinate poi a fruizione pubblica non hanno più accesso al diritto di prelazione sulla gestione) il progetto era nato proprio con questa formula, e con una previsione di spesa di circa 45 milioni di euro.
Ma il Comune di Sant’Agnello, come detto, si è pronunciato negativamente. E tra il primo cittadino e il gruppo imprenditoriale che aveva presentato il progetto si è sviluppata un’antipatica polemica, prima sulle pagine cartacee del quotidiano Il Mattino, poi via social, e infine ripresa anche dall’agenzia Superyacht, che ogni giorno fornisce un notiziario on line sulle vicende della nautica italiana. Chiara e netta la titolazione: “Bocciato il project financing firmato da Aponte per un nuovo porto turistico a Sorrento. No al progetto da 45 milioni rivolto anche ai super yacht. Dura replica al primo cittadino: “Solo demagogia ma capitolo chiuso, non torneremo più sul tema”.
Più in dettaglio, la proposta di Aponte prevedeva, come detto, un investimento di circa 45 milioni di euro e 40 anni di concessione per unificare le marine di Piano di Sorrento e Sant’Agnello con un aumento del 15% dei posti barca e la creazione di un molo per grandi yacht. Agli occhi di molti osservatori una proposta interessante. Non però per il sindaco di Sant’Agnello, Antonio Coppola, competente per territorio. Il quale ha spiegato il No al progetto Aponte ricorrendo a un post su Facebook.
“Nei giorni scorsi – vi si legge - abbiamo comunicato alla Società Navigazione Libera del Golfo (Nlg) che il progetto di riqualificazione per il borgo di Cassano (Piano di Sorrento–Sant’Agnello), con la costruzione di un porto turistico, nella veste proposta non risulta accoglibile”. Lamentando “attacchi e pressioni a mezzo stampa”, Coppola aggiunge: “Siamo abituati al confronto vero con tutti ma non accettiamo, pur comprendendo le ragioni, pressioni, toni e linguaggi poco consoni. È utile stabilire alcuni punti fermi, lontani dalle semplificazioni comunicative, dai giudizi sommari, dalle conclusioni affrettate e soprattutto dall’accettazione acritica ed incondizionata”.
Nel merito della decisione presa, il sindaco definisce il progetto “estremamente impattante per la realizzazione di importanti opere a terra e a mare. Tre nuovi pontili e nuovi stabilimenti con un cronoprogramma lavori di 48 mesi, poco realistico visti i tempi medi previsti per le complesse procedure autorizzative a vari livelli, soprattutto sovracomunali. Il piano economico-finanziario – si legge ancora nel post – prevede che i ricavi annui, tarati sulla durata della concessione, derivino dalla locazione dei posti barca esistenti e da quelli di nuova realizzazione (390 in tutto), dalla locazione degli spazi commerciali e degli spazi destinati ad attività ricreative e di ristorazione. Breve inciso: gli affitti annuali previsti per tali locazioni sono, necessariamente, di gran lunga superiori agli attuali, con conseguenze sulle tariffe applicate palesemente in controtendenza rispetto a quanto si è cercato di fare finora”.
Il Comune non è convinto nemmeno delle soluzioni proposte per la ricollocazione di stabilimenti balneari e della riconfigurazione della spiaggia esistente. “Abbiamo l’obbligo di pensare a chi lavora con il mare, a tutti i diportisti, a chi ha una barca di 30 metri, chi di 15 metri o di 5 metri, ma anche a chi una barca non ce l’ha e chiede di fruire di un bene pubblico a prezzi accessibili o anche gratuitamente” aggiunge ancora il sindaco, affermando che “la trasformazione della marina e del borgo in un porto turistico rischia di stravolgere l’identità dei luoghi”.
Navigazione Libera del Golfo (anch’essa via social) ha replicato prendendo atto di quanto annunciato dal sindaco con queste parole: “Accettiamo tutto e, infatti, abbiamo ritirato immediatamente la documentazione, che era frutto di quasi due anni di lavoro e con relativi costi a nostro carico. Duole leggere che, a suo dire, ci sia stato un confronto con noi nel merito, dopo la data di deposito amministrativo ufficiale (22/9/2025), previsto a norma di legge. Spiace dire che ciò non è vero, nonostante innumerevoli richieste fatte in tal senso, il confronto non è mai avvenuto, mentre avviene solo ora, indirettamente, sui social”.
Ad ulteriore replica alle affermazioni della controparte, la compagnia di navigazione guidata da Maurizio Aponte (cugino di Gianluigi, coinvolto in MSC e direttore generale di NLG) ha aggiunto che “la spiaggia di Caterina sarebbe stata libera, con più spazio (2.840 metri quadri contro 1.630 di oggi), così come i posti barca dedicati ai residenti (105 contro 103), a tariffe ridotte come è oggi. Il nostro scopo – viene sottolineato - era di migliorare tutti i servizi per i cittadini, rientrare dell’investimento al più presto e lasciare quanto prima alle comunità la proprietà di tutto. Sentir dire che “si voleva sfruttare il suolo pubblico” ci addolora, l’intento era esattamente l’opposto”. Secondo gli autori del progetto “l’opposizione è solo ideologica, tale sviluppo è inconcepibile… ci pare solo demagogia gratuita per giustificare un, comunque legittimo, diniego. Per noi il capitolo è chiuso e non torneremo più sul tema”.
Proprio mentre sui social e sulle agenzie di stampa che si occupano di nautica si sviluppava l’ennesima polemica sulla portualità turistica in Campania, a Vico Equense (Comun a 43 km da Napoli e a 11 da Sorrento) si è svolto un forum dedicato al projet financing, ovvero a quello che veniva considerato, prima della sentenza della Corte di Giustizia Europea del 5 febbraio 2026, lo strumento ideale per sviluppare progetti in sinergia tra pubblico e privato. Quella sentenza, com’è noto, ha cancellato il diritto di prelazione per la gestione ai privati delle opere finanziate e costruite in accordo con le amministrazioni pubbliche, in quanto viola la parità di trattamento e distorce la concorrenza. Un problema grave, e per questo l’ACEN napoletana ha riunito a Vico Equense alcuni dei maggiori esperti del settore. “Obiettivo dichiarato – parole del presidente Antonio Savarese – mettere qualche punto fermo, visto che, con le opere del Pnrr che ormai volgono al termine, bisogna individuare subito nuovi settori di intervento privato dove il pubblico, da solo, non riesce ad andare avanti”.
Preoccupazione e scetticismo hanno manifestato, nel forum di Vico Equense, alcuni esperti come l’avvocato amministrativista Enrico Soprano (consulente di società private pronte a investire in portualità turistica) e il professore di costruzioni idrauliche dell’Università Federico II Mario Calabrese. Quest’ultimo, in particolare, ha ricordato che al di là delle difficoltà imposte dalla regolamentazione del projet financing, e al di là di ciò che di buono è stato fatto a Salerno per Marina d’Arechi e a Castellammare per Marina di Stabia e Main Port, la Campania non ha un piano porti dai tempi dell’assessore regionale Cascetta, ovvero dal 2002!
“E’ necessario un intervento normativo chiaro” ha detto da parte sua Giovan Battista Perciaccante, presidente del Comitato Mezzogiorno e Isole dell’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) mentre la presidente nazionale Brancaccio ha osservato:”Chiediamo di avere una seria programmazione del futuro, ma per ora siamo preoccupati, perché da un anno e mezzo non riusciamo ad avere chiarezza. Per fortuna ci sono i fondi Ue, ma gli investimenti previsti sono minimi. Speriamo nell’iter parlamentare”.
Nella sua veste non solo di sindaco di Napoli (la città con i più gravi problemi di portualità turistica), ma anche dell’ANCI (l’associazione dei Comuni italiani), Gaetano Manfredi ha provato ad andare oltre. “Senza il diritto di prelazione a chi opera in regime di projet financing il meccanismo del partenariato tra pubblico e privato si è inceppato, ma non è impossibile arrivare a gare senza diritto di prelazione, l’importante sarà stabilire il giusto ristoro per idee e buona progettualità. È evidente – ha aggiunto Manfredi - che occorre una linea di indirizzo chiaro, i sindaci devono procedere su strade tracciate con chiarezza e in settori, come quello dei porti, che certamente sono di interesse pubblico ma potrebbero sfuggire dagli elenchi delle priorità”.
E ancora, secondo Manfredi “il post Pnrr si annuncia effettivamente molto difficile, ma proprio per questo – dice il leader dei sindaci italiani - dobbiamo essere in grado di mobilitare capitali privati laddove ci sia un prevalente e legittimo interesse pubblico. La strada non è semplice e rischia di innestare contenziosi soprattutto quando la proposta arriva dal privato. È per questo – aggiunge Manfredi - che bisogna aumentare la qualità delle idee e delle progettazioni da mettere in campo”.
Già, la qualità delle idee. Per quanto riguarda Napoli, la città con i problemi più gravi in materia di portualità turistica, al momento non ci sono notizie ufficiali, chiare e documentate, sui progetti da sviluppare. Lunedì 11 maggio il neo presidente dell’Unione Industriali Vittorio Genna, nella sua prima conferenza stampa da numero uno degli imprenditori locali, ha detto chiaro e tondo di essere pronto a un confronto con le autorità cittadine e regionali per affrontare con concretezza il problema della portualità nella città capitale del Mezzogiorno. Risultati? Zero. Nessun incontro. Nessun confronto. Né con l’amministrazione comunale né con la Regione. Resta il buio su cosa avverrà a Bagnoli, nell’area di mare tra l’ex Italsider e l’isolotto di Nisida, dopo la Coppa America. E nulla di preciso si sa dei progetti presentati per l’ampliamento di Mergellina e per l’area Est, nei pressi del porto commerciale. Intanto per mercoledì 27 maggio è prevista la costituzione della Sezione Nautica da diporto dell’Unione Industriali di Napoli, in doppio inquadramento con Confindustria Nautica. Un passo avanti importante, che tuttavia – è facile prevederlo – susciterà risentimenti e polemiche da parte dell’AFINA (Associazione Filiera Italiana della Nautica), che ha sede proprio a Napoli ed è formata da aziende uscite dall’Unione Industriali.
Ma torniamo alla tavola rotonda organizzata dall’ACEN. Vi hanno partecipato anche il vice presidente della Regione Campania, Mario Casillo; il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Tirreno centrale, Eliseo Cuccaro, e Marcello Feola, Commissario straordinario per la ricostruzione dell’Isola d'Ischia. Volete sapere che cosa è emerso? Né più né meno ciò che sentiamo dire da anni: che a Napoli soltanto un armatore su 4 trova un posto barca e che i cantieri produttori si lamentano perché le vendite sul territorio sono ferme.
Soluzioni? Certo che ci sono. Non proprio a portata di mano, ma coniugando i verbi al futuro si può stare tranquilli… Le parole più forti? Le ha pronunciate il vicepresidente della Regione Campania, Mario Casillo: “Spenderemo tutti i fondi UE fermi” (5,5 miliardi); “nei prossimi dieci anni riusciremo a triplicare i posti barca”. Sì, ha detto proprio così: 10 anni.
Il presidente dell’Adsp, Eliseo Cuccaro, da parte sua, ha detto che “sono state esaminate soltanto due proposte di project financing e una è stata subito archiviata perché non procedibile”. Nulla di più preciso. Quanto a Ischia, lo scenario dell’accoglienza per i diportisti è in chiaroscuro. Il passaggio dalle concessioni ai privati alla gestione pubblica di alcuni porti dell’isola ha provocato rincari e disservizi lamentati da molti diportisti, con aumenti di costi in alcuni casi strabilianti, anche per la diversità di trattamento a poche miglia di distanza. L’associazione Diportisti del Golfo, organismo di recente costituzione schierato a difesa dei proprietari di barche, ha registrato un caso clamoroso: per uno yacht di 18 metri sono stati chiesti a Lacco Ameno 900 euro per due notti di ormeggio; 300 euro a Sant’Angelo (dall’altra parte dell’isola).




