Nel Salone dell’innovazione la regina è una barca in stile anni 60: lo yacht She di Sanlorenzo (che ricorda il Caravelle di Riva)
Per la sua 49ma edizione il Cannes Yachting Festival ripropone l’Innovation Route e lancia la seconda edizione degli Innovation Route Awards, scelte che mirano a valorizzare le soluzioni più innovative e sostenibili presentate dagli espositori e messe in mostra in un percorso dedicato. Tutto molto interessante. Ma la scena del salone francese non è stata conquistata da avveniristici prototipi di imbarcazioni a emissioni zero. No. La regina del salone è uno yacht che non trascura l’attenzione all’ambiente, e infatti adotta una motorizzazione ibrida, ma ha l’aspetto di uno yacht degli anni 60. Gli anni della Dolce Vita, tutti lusso, glamour e… diesel.

Si chiama SHE, acronimo di Sanlorenzo Heritage, il cantiere che ha avuto il coraggio di investire sul Classic applicato alla modernità: un’operazione ardita, che tuttavia poggia su valori consolidati, quelli che hanno scritto la storia della nautica italiana e riescono ancora oggi a determinare gusti e tendenze. Fino a convincere acquirenti come Luca Cordero di Montezemolo, già felice armatore di questo yacht tutto da scoprire, per il quale il listino parte da 6,5 milioni di euro.
Lungo 25,5 metri, con baglio massimo di 6,5, lo She è costruito in vetroresina ad alta tecnologia (GRP) con laminazione a sandwich, arricchita da innovative resine a base biologica e teak sintetico per ridurre l’impatto ambientale. Il tender in dotazione all’unità numero 1 è invece costruito in fibra di carbonio. Le cabine sono tre, per sei posti letto, più tre per l’equipaggio (collocate a prua). Gi spazi sono giusti, ben distribuiti, gli arredi molto curati, sia nelle cabine (tutte con bagno dotato di doccia separata) sia nelle zone conviviali e in quelle dedicate al contatto con il mare, come la poppa attrezzata.

In casa Sanlorenzo si sono detti soddisfatti di aver dimostrato come sia possibile unire un design senza tempo a tecnologie avanzate, tra le quali la motorizzazione ibrida affidata a due unità IPS30 PHEV Volvo Penta 1000 hp integrate da 2 motori elettrici da 160 kW: un apparato che garantisce una velocità di crociera di 17 nodi, con punta massima fino a 20 nodi in modalità ibrida. Cala la velocità in modalità full electric, che consente di navigare silenziosamente a emissioni 0 fino a 9 nodi. Chiaro che non è una barca adatta a grandi traversate, il format propulsivo è pensato per brevi navigazioni e per entrare e uscire dai porti con manovre più sicure e fluide, o per rimanere all’ancora riducendo le emissioni e l’inquinamento acustico.
Ma il progetto, sviluppato con la collaborazione di Zuccon per gli esterni e di Lissoni per gli interni, ha nello stile il principale polo d’attrazione, o meglio, nello sforzo compiuto da Sanlorenzo per reinterpretare il design iconico degli anni sessanta con un’anima high-tech. Secondo Massimo Perotti “è un tributo all’arte nautica italiana e al nostro percorso, che racchiude tutto quello in cui crediamo: eleganza, innovazione e un design che dura nel tempo. Innovazione – aggiunge il manager alla guida del cantiere di Ameglia - che nasce nel rispetto della tradizione, testimoniando come le idee più durature continuino a ispirare quando vengono reinterpretate con un intento chiaro e consapevole, richiamando l’eleganza e l’equilibrio della navetta classica attraverso il design contemporaneo e tecnologie d’avanguardia. Lo SHE – sottolinea ancora il patron di Sanlorenzo - esprime la nostra convinzione che il vero lusso non si misuri sulle tendenze, ma nella sua capacità di durare e mantenere rilevanza nel tempo”.

Dichiarazioni cariche d’orgoglio, così come tutte quelle raccolte a Cannes in casa Sanlorenzo, dove il lancio dello She viene vissuto come una sorta di esperimento culturale, oltre che come lancio commerciale di un nuovo prodotto. Proprio per questo viene da chiedersi come mai non sia stato mai citato, come fonte d’ispirazione primaria, lo storico Caravelle di Riva, mitico yacht dislocante realizzato negli anni 60 in Olanda su disegno di De Voogt. La prua dello She – diciamo la verità – è proprio quella, la parte centrale assomiglia molto a quella dello storico Riva, mentre si differenza un po’ di più solo la poppa. Magari ha prevalso il fair play verso Ferretti Group, oggi titolare del marchio Riva, che finora ha affidato solo ai motoscafi più piccoli, come l’Iseo, e agli open veloci (come il Rivarama e l’Aquariva) il compito di rigenerare qualche stilema del passato.




