Usa non promuovono più lo stop e start nelle auto. L’EPA elimina i crediti legati alla presenza di questa tecnologia
Nel documento che è stato in Usa diffuso dall'Ente federale Environmental Protection Agency (Epa) e che vara, di concerto con l'amministrazione Trump «la più grande azione deregulatoria nella storia degli Stati Uniti» compare la frase «The action also eliminates all off-cycle credits, including for the almost universally hated start-stop feature». Come evidenza la traduzione («l'azione elimina anche tutti i crediti fuori ciclo, compresi quelli per la funzione start-stop quasi universalmente odiata») l'Epa, per voce del suo direttore Lee Zeldin, fa un preciso riferimento allo start-stop, un dispositivo che dall'inizio del nuovo secolo si trova in quasi tutte le automobili, E con cui i guidatori si sono abituati a convivere senza approfondire né il funzionamento, né i reali vantaggi e nemmeno i possibili aspetti negativi. Più che giustificato domandarsi quindi se «la funzione start-stop» sia veramente «quasi universalmente odiata». E in base a quali valutazioni l'Epa sostenga che questa decisione, assieme alle altre misure introdotte, possa far «risparmiare ai contribuenti oltre 1,3 miliardi di dollari».
Lo start-stop, che correttamente dovrebbe essere chiamato stop-start, è quel sistema che al momento dell'arresto del veicolo durante l'utilizzazione nel traffico spegne il motore (azzerando quindi consumi ed emissioni) e lo riaccende automaticamente appena occorre ripartire. Il suo funzionamento è completamente automatico e si attiva rilevando l'assenza di movimento del veicolo. Se il pedale del freno è premuto e il cambio è in folle, la centralina elettronica (Ecu) blocca l'afflusso di carburante e l'accensione per spegnere il motore. Quando si rilascia il freno, si innesta la marcia o si preme l'acceleratore, lo start-stop riavvia il motore. Probabilmente all'Epa nessuno sa che lo start-stop è una invenzione tutta italiana e più precisamente di quella 'fucina' di innovazione e creatività che era il Centro Ricerche Fiat di Orbassano. Dopo alcuni studi fatti negli Anni '70 in Toyota, lo sviluppò agli inizi degli Anni '80 l'ingegner Mauro Palitto, che aveva misurato come nel tragitto fra Mirafiori e Orbassano su 35 minuti erano ben 12 quelli in cui l'auto restava ferma ai semafori o nelle code.
Così nel 1983 il primo start-stop di serie debutto sulla Fiat Regata ES, sigla che stava per Energy Saving. Da allora, soprattutto per rispondere alle norme sulle emissioni sempre più severe, e con innumerevoli e importanti miglioramenti, il sistema che spegne e accende il motore si è diffuso a macchia d'olio nel mondo (Usa compresi) senza però essere mai diventato obbligatorio. Di fatto gli automobilisti nordamericani l'hanno però trovato su tutte le auto perché il meccanismo dei bonus regolatori (i cosiddetti crediti verdi che consentivano ai costruttori di accumulare punti rispetto ai limiti Epa) ha portato alla installazione dello start-stop considerato, non a torto, utile a ridurre consumi ed emissioni. Tenere il motore spento - se si pensa che uno studio indica che in città ciò può avvenire 4,3 volte ogni chilometro e in ambito extraurbano 1,3 volte - taglia, secondo gli esperti, il consumo dal 5 al 15% a seconda delle condizioni del traffico, dalla durata delle soste e naturalmente dallo stile di guida. La decisione dell'Epa è evidentemente legata agli aspetti negativi, che secondo gli esperti (soprattutto quelli che operano nel settore delle riparazioni) possono addirittura essere superiori ai vantaggi su consumi ed emissioni.
La citata frequenza della sua attivazione (mediamente 4,3 volte al km) non comporta problemi per il motore, per il sistema di accensione o per quello d'iniezione del carburante. Può influire però sulla durata della batteria - che è del tipo AGM o EFB più resistenti ma più costosa rispetto a quelle tradizionali - e del motorino d'avviamento. Difficile stabilire dunque quanto potranno risparmiare i contribuenti Usa quando arriveranno sul mercato le vetture realizzate sulle nuove regole Epa. Per avere un paragone in Europa una batteria per auto con sistema start-stop costa mediamente tra 120 e 210 euro, contro i 60-100 di quelle convenzionali. Il costruttore deve poi prevedere il montaggio di un motorino di avviamento e un alternatore (spesso integrati) rinforzati per sopportare nel ciclo vita centinaia di migliaia di riaccensioni contro le 30-40mila di un'auto senza start-stop. Si evince dunque che - a fonte di maggiori costi industriali e di possibili aggravi della manutenzione - con un impiego normale dell'auto lo spegnimento del motore può far risparmiare 60-80 euro all'anno ma con sostituzione della batteria ogni 2-4 anni.




