La DS9 di Stellantis

DS9 lancia la sfida francese nel mercato premium. Stile e originalità esaltano l'ammiraglia transalpina

di Giampiero Bottino
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Se si vogliono sfidare, sventolando la bandiera del lusso alla francese, i costruttori tedeschi dominatori del mercato premium, non si può prescindere da un’ammiraglia. E DS, il marchio più giovane delle galassia Stellantis (l’evoluzione da “costola” della Citroën a marchio autonomo è datata 2014), non si sottrae alla regola, arricchendo l’offerta – finora concentrata su Suv-crossover di alta gamma – con una vettura di rappresentanza che interpreta al meglio la filosofia del marchio, finalizzata a portare nel mondo delle quattro ruote la fantasia, la creatività e l’esclusività su cui la “haute couture” transalpina ha costruito la propria leggenda.

Lunga 4,93 metri, la DS9 è un’imponente ed elegante berlina le cui linee filanti non si discostano molto da quelle di di una coupé a 4 porte, ma nella quale il tetto spiovente non ha per nulla sacrificato l’abitabilità alla quale aspirano legittimamente i clienti di queste auto, sia che scelgano di guidarle personalmente, sia che si affidino a un’autista, magari per dedicarsi al business anche durante gli spostamenti.

Buona parte del merito di questo eccellente compromesso tra aggressività e comfort può essere attribuita alla piattaforma Emp2 qui proposta nell’inedita versione V2.3 che ha determinato un passo – 2,9 metri – mai raggiunto prima da questo pianale: un record che va a tutto vantaggio dell’abitabilità dei passeggeri posteriori.

Nel frontale domina la calandra tridimensionale con effetto diamantato al cui centro spiccano le Ds Wings simbolo del marchio, mentre alle estremità si collega ai sofisticati fari con l’esclusiva tecnologia “Da active Led vision” costituita da tre moduli che possono ruotare fino a 180 gradi, “accompagnando” con il loro fascio luminoso i cambiamenti di direzione dell’auto e si collegano idealmente alla parte inferiore del frontale stesso con la firma luminosa rappresentata da una sottile striscia di Led.

Per la prima volta la raffinata lavorazione Guilloché Clous de Paris, un’esclusiva tecnica di incisione artigianale nata nel mondo dell’alta orologeria francese, non si ferma nell’abitacolo di una DS, ma si trasferisce all’esterno, portando sul cofano il suo raffinato ed esclusivo gioco di luci e ombre. A proposito di riferimenti al passato, la nuova ammiraglia presenta all’estremità del tetto dei “coni” che costituiscono un esplicito omaggio alla madre di tutte le DS, la mitica e avveniristica Dea nata nel 1955 dalla matita dell’italiano Flaminio Bertoni.

Le concessioni alla nostalgia, peraltro, si fermano qui, perché per il resto l’ultima nata del brand francese è un autentico contenitore di tecnologie allo stato dell’arte e di lavorazioni derivate dalle tecniche più moderne dell’artigianato d’Oltralpe. È per esempio il caso dei materiali nobili e raffinati come la pelle Nappa che riveste la plancia, piuttosto che la lavorazione a cinturino d’orologio delle imbottiture dei sedili, una creazione originale ed esclusiva degli stilisti DS.

A proposito dei sedili, quelli posteriori sono stati progettati con il dichiarato obiettivo di offrire agli occupanti lo stesso comfort di quelli anteriori. Non a caso viziano i passeggeri con i poggiatesta regolabili inediti per la categoria, oltre che con le funzioni di riscaldamento, ventilazione e massaggio la cui gestione – assieme a quella dell’illuminazione ambientale – è affidata ai comandi collocati nel bracciolo centrale attrezzato.

A rafforzare la sensazione di un’auto tecnologicamente evoluta concorrono tra l’altro i due grandi display digitali da 12 pollici: quello del quadro strumenti collocato di fronte al guidatore e quello del sistema di infotainment con navigazione 3D e funzione di riconoscimento vocale.

Il concetto di avanguardia tecnologica che ha guidato lo sviluppo della DS 9 trova conferma anche nella scelta delle motorizzazioni, come dimostra la dizione E-Tense che nel linguaggio del brand identifica i powertrain elettrificati, nel caso specifico con la tecnologia ibrida plug-in che abbina un motore 1.6 PureTech a benzina da 180 cv con uno elettrico da 110 cv, dando vita a sistema da 226 cv complessivi nel caso della versione a trazione anteriore. Nella variante top di gamma a 4 ruote motrici la potenza totale sale a 360 cv grazie all’aggiunta di un secondo motore elettrico da 113 cv sull’asse posteriore.

Nel primo caso, la velocità massima è di 240 km orari, e aumenta di 10 km/h per la motorizzazione più potente che però paga qualcosa in termini di autonomia elettrica che nel ciclo Wltp arriva a 45 km rispetto ai 50 della “sorella” a trazione anteriore. In entrambi i casi, comunque, viaggiando con la sola propulsione a batteria non si possono superare i 135 km orari.

Come vuole la consuetudine del brand, la DS 9 viene proposta con due “filoni” di allestimento complementari: Performance Line+ più orientato alla sportività e Rivoli+ (ispirata al quartiere parigino delle Tuileries) per i consumatori più attenti alla connotazioni estetiche, che può essere implementata dall’ispirazione Opera che, per un sovrapprezzo di 4.800 euro, offre un abitacolo ancora più ricco e sofisticato.

Il listino parte da 59.300 euro per la Performance Line +, da 62.300 per la Rivoli+ e da 69.000 nel caso della Performance Line+ 4x4.

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Mercoledì 21 Settembre 2022 - Ultimo aggiornamento: 24-09-2022 11:53 | © RIPRODUZIONE RISERVATA