la Mustang Dark Horse nella cronoscalata cult

Ford, show sulla Rieti-Terminillo. Al volante della Mustang Dark Horse nella cronoscalata cult. La belva monta un V8 da 454 cv

di Nicola Desiderio
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Un nero cavallo selvaggio si aggira tra le strade della Sabina mentre un bianco aliante gli fa ombra dal cielo. Nessuno dei due lo sa, ma hanno in comune molto di più di quanto possano immaginare. La Ford Mustang Dark Horse è la versione più cattiva – almeno per i nostri mercati – della sportiva più venduta nella storia e, al contrario di quel che si pensi, il suo nome non viene da un equino, ma da un velivolo. «Volevo chiamarla come il P-51, il più bel caccia mai costruito» disse John Najjar, uno dei designer che per la casa di Dearborn disegnò l’auto che fu presentata al Salone di New York del 1964 per poi essere portata fino all’86° piano dell’Empire State Building.

Noi l’abbiamo portata ancora più in alto: ai 1.579 metri di Pian de Valli per la 61^ edizione della Rieti-Terminillo rinnovando per la terza volta un rito che ci ha visto impegnati nella categoria Parade. Perché la Dark Horse? Perché una Mustang, anche se elettrica, ha vinto l’ultima edizione della cronoscalata più famosa del mondo, la Pikes Peak e perché con la Mustang la Ford corre in tutti i campionati GT e il motore Coyote della Dark Horse è imparentato strettamente con quello che corre nella Nascar, alla Dakar e farà da base anche al sistema ibrido della hypercar che dal prossimo anno vedremo nella categoria regine della 24 Ore di Daytona e di Le Mans. Se avessero potuto, anche il motore di Formula 1, studiato da Ford insieme a Red Bull, sarebbe stato un V8, 5 litri, aspirato come quello della Dark Horse. Nel progettarlo, uno degli ingegneri Ford ispirò gli altri nel corso di una riunione dicendo: «Dobbiamo costruire un motore che dia la caccia alla Corvette. Serve un coyote».

Oggi la Mustang è una sportiva simbolo, una muscle car tutta “cubic inches”, ma quando nacque era una “pony car”, ovvero una timida decapottabile tutta casa e chiesa dotata di un motore 6 cilindri 2.8 da poco più di 100 cv preso dalla Falcon, una tranquilla berlina da famiglia. Poi la Ford si mise in mente di sfidare la Ferrari a Le Mans ed allora Carrol Shelby, che aveva messo a punto la GT40, cominciò ad infilare grandi e potenti V8 nel cofano della Mustang facendo nascere un mito. E poi che cosa c’è di più iconico dello stile della Mustang? Provatele a togliere ovali blu, cavalli argento o neri e scritte varie e tutti, nessuno escluso, dirà: quella è una Mustang. Lo è per quel muso da squalo, per quel cofano immenso, per quel taglio fastback tra tetto e coda che si appoggia contraendosi e gonfiandosi sulle ruote posteriori e per quelle luci formate da tre fessure. Un’immagine di vigore rafforzata su questa Dark Horse dalle prese d’aria maggiorate, dagli sfoghi, dalle pinze blu dei freni Brembo e infine dallo spoiler posteriore e dalle minigonne studiati dagli stessi uomini che progettano le Ford da corsa.

Strano che sia tutta digitale la strumentazione di questa sportiva così analogica da non avere neppure un pizzico di elettrificazione sia per i suoi sedili Recaro sia per il suo V8 capace di erogare 454 cv e girare fino a 7.500 giri/min, accoppiato ad un cambio manuale Tremec a 6 rapporti con pomello sferico ricavato dal pieno in puro titanio. Ed allora pronti… via! Con la modalità Drag Strip, l’americana lancia odorosi segnali di fumo mentre il V8 urla attraverso i suoi quattro enormi terminali di scarico. I numeri non sono da record (0-100 km/h in 4,4 secondi e 260 km/h) e la massa è di quasi 18 quintali, ma ha un andare poderoso, inoltre le sospensioni con ammortizzatori a controllo magnetico e il differenziale posteriore Torsen restituiscono una guida tutt’altro che selvaggia: veloce, precisa, senza taglienti spigoli o problematiche forzature. Il tutto mentre l’ululato del Coyote fa venire i brividi ogni volta che si tira una marcia e il piede sinistro e la mano destra sono chiamati ad una vigorosa sincronia che fa ritrovare antichi sapori della guida.

Ti senti un po’ come Steve McQueen in “Bullitt”, un po’ Jim Morrison che ha trovato il proprio fuoco oppure come un cavaliere solitario alla Tom Cruise nei panni di Jack Reacher o di Will Smith in “Io sono leggenda”. Il bello è che, anche quando dici alla tua Mustang che la corsa è finita e sei nel trotto, quella vibrazione non ti abbandona, anzi diventa ancora più forte, anche quando la lancetta del contagiri va sotto all’1 e il V8 gira tondo, bellissimo: cupo come il tuono di un temporale che arriva da lontano, profondo ed ancestrale, che ti salda al mezzo come se foste nati l’uno per l’altro. Ma quanto costerà? Solo 70mila euro. Peccato che da noi c’è il superbollo e, anche se è un cavallo nero, non beve solo caffè, anzi è avido di benzina. E mentre l’aliante è atterrato, noi siamo arrivati sulla cima. Potremmo scollinare verso Sella di Leonessa, che con i suoi 1.890 metri è il passo più alto dell’Appenino e poi puntare verso un lungo altopiano. Con questa Ford Mustang Dark Horse si può sognare ed immaginare.

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domenica 19 luglio 2026 - Ultimo aggiornamento: 20:07 | © RIPRODUZIONE RISERVATA