Lamborghini Temerario

Lamborghini, un bolide Temerario. Al volante dell’erede di Huracan: è ibrida plug-in, monta un V8 ed ha 920 cv

di Nicola Desiderio
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Dedicato ad un aviatore, una canzone o ad un Toro. E se non l’avete ancora capito, parliamo della Lamborghini Temerario, la nuova berlinetta che sostituisce la Huracàn dopo 10 anni di onorata carriera e oltre 20mila esemplari prodotti. Un record per la casa di Sant’Agata Bolognese, uno dei tanti capoluoghi della Motor Valley, la provincia della passione per i motori dove competenze e tecnologie si trasformano ancora oggi in storia e in storie. Quella della Temerario comincia con il nome che, come da tradizione Lamborghini, è quello di un toro da combattimento e contiene un'altra storia ancora.

Stavolta infatti non è spagnolo, ma messicano ed è l’unico dei 7 di razza Begoña che il torero Arturo Saldivar ha graziato presso l'Arena Monumental di Aguascalientes, il 28 aprile 2023. Le cronache raccontano che Temerario ha eseguito “splendide veroniche e tafalleras” e “una grande performance piena di passione, maestria, estetica, compostezza e qualità”. Così, quando per Saldivar è arrivato il momento di “matarlo”, ha deciso di risparmiarlo e lo ha ricondotto all’uscita dall’arena prima di essere portato in spalla, acclamato dalla folla. Olè! E poi c’è una canzone che parla di un uomo il cui coraggio è senza pari e “diecimila volte ha già toccato il cielo”.

Ebbene, la nostra Temerario è capace di fare lo stesso: far girare fino a 10.000 volte al minuto l’albero motore a manovellismo piatto del suo nuovissimo V8 4 litri biturbo da 800 cv, tutto emiliano e che ha conficcato nel blocco stesso, prima del cambio doppia frizione a 8 rapporti, uno dei tre sottili motori elettrici a flusso assiale da 110 kW che ne formano il sistema ibrido. Gli altri due sono assegnati a ciascuna delle ruote anteriori. A monte, al centro delle bancate a 90 gradi, ci sono due turbocompressori che sparano aria a 2,5 bar nei cilindri. Al centro della vettura, nel tunnel, c’è la batteria ricaricabile da 3,8 kWh che regala qualche chilometro di autonomia in elettrico e il garbo di uscire ed entrare dal box in silenzio, ma più di tutto, fornire al sistema potenza elettrica esplosiva. Insomma la Temerario è una centometrista che, quando vuole, si mette le sneaker o le pantofole, ma quando è il momento, è una supersportiva da 920 cv a trazione integrale che, grazie alla coppia istantanea, può offrire una dinamica che esalta la prontezza, ma anche la sensibilità e il controllo. E quando la strada si apre, scatenare un allungo stratosferico. I numeri: 343 km/h e da 0 a 100 km/h in 2,7 s.

Oggi come oggi, dicono poco, perché sono oramai alla portata di tutti o quasi. E poi, la temibilità dei tori si misura forse dalla lunghezza delle loro corna, dai loro muscoli bruni o dal volume del loro agghiacciante muggito? Il coraggio, l’aggressività e soprattutto l’intelligenza e la rapidità con la quale sanno schivare le finte sono ciò che il torero teme e rispetta di più. Ecco perché, così come il famoso aviatore immaginato da Ron, deve essere pronto a mille acrobazie, ma soprattutto a onorare il proprio avversario con paziente sagacia, nello spettacolo e nell’eleganza. Una Lamborghini racconta questo da sempre, al primo sguardo. E la Temerario non fa difetto a tale regola che sta scritta nel libro segreto dell’estetica dell’automobile sportiva, in un capitolo a parte dedicato solo alle vetture di Sant’Agata Bolognese. 

E allora viene voglia di camminare e poi correre insieme a lei su questa strada che è bella come una statale che sale in autunno sull’Appennino modenese. La prima sensazione: spazio e luce come non mai su una Lamborghini. E poi tanto digitale, con possibilità inedite per una Lambo come spostare con il dito un widget dallo schermo centrale alla strumentazione. Questo V8 è meno urlo e tuono rispetto al V10 di Gallardo e Huracàn, ma ha la rabbia meccanica del motore da corsa. L’invisibile fusione di pistoni e elettroni è prontezza non solo all’acceleratore, ma anche allo sterzo, aiutato dalla coppia dei motori elettrici che straccia l’asfalto come fogli di carta scrivendovi sopra traiettorie belle e precise.

Eppure, senza esagerare, questa Temerario è quasi un vitellino, ma quando si spinge ha l’impeto di un grande Toro. E poi, c’è l’allungo infinito del V8, praticamente insondabile su strade normali: tentarlo e vedere arrivare la prossima curva è come una veronica all’ultimo istante mentre l’animale sfiora con le sue corna e il suo fiato noi coraggiosi toreri del volante. Per fortuna ci sono freni poderosi e aerodinamica attiva che tengono incollata la Temerario alla strada, anche quando ricominciamo a scendere in picchiata verso la pianura. E noi, come Arturo Saldivar, messo da parte il drappo rosso, possiamo ricondurre indomata la Temerario all’ovile. Olè!

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mercoledì 19 novembre 2025 - Ultimo aggiornamento: 18:51 | © RIPRODUZIONE RISERVATA