YangWang U8 riesce a manovrare nell’acqua e a girare su sé stessa sulla terraferma
L'automobile anfibia ha un segreto: ha la trazione elettrica e un motore per ogni ruota. Senza infatti queste due caratteristiche sarebbe impossibile per la YangWang U8 nuotare e girare su sé stessa. Tra le tante doti del Suv cinese c’è infatti anche questa possibilità, definita “tank turn” perché è analoga a quella dei mezzi cingolati, che appartiene anche ad un’altra auto elettrica con 4 motori, la Mercedes Classe G. La U8 ha in più un motore a benzina turbocompresso di 2 litri di cilindrata da 272 cv incaricato di produrre energia a bordo aggiungendosi a quella caricata alla spina dalla batteria LFP da 49 kWh. In questo modo la cinese ha un’autonomia in elettrico di 180 km e complessiva di 1.000 km, ma soprattutto ha sempre tutta l’energia necessaria per fare le sue magie con le sue quattro ruote, ciascuna provvista di un motore elettrico da 220 kW e 320 Nm.

Facendo i conti, ci sono complessivamente 880 kW e 1.280 Nm che riescono a dare alla U8 un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 3,8 s., un dato prodigioso se si considera che la massa complessiva è di circa 35 quintali. I motori elettrici sono ideali per i mezzi fuoristrada perché erogano il massimo già allo spunto e la loro potenza e coppia può essere regolata istantaneamente in base all’aderenza della singola ruota. Anche i fuoristrada normali hanno dispositivi che fanno lo stesso, ma devono mediare con la meccanica risultando molto più lenti a reagire. In misura inferiore lo sono anche i sistemi di trazione integrale con un motore elettrico per assale: la risposta è immediata, ma la ripartizione tra le ruote è gestita necessariamente da organi meccanici come freni, ingranaggi e frizioni. E poi c’è un’altra cosa che soltanto un sistema con un motore elettrico per ruota può fare: invertire il senso di rotazione di ciascuna ruota e farlo istantaneamente.
È grazie proprio a questa capacità che la YangWang U8 riesce a manovrare con una certa dimestichezza nell’acqua e a girare su sé stessa sulla terraferma. Nel primo caso, sfrutta la spinta dei vortici creati dalle ruote, nel secondo attua la stessa strategia del carrarmato o del trattore cingolato: le ruote di un lato girano e spingono nel verso contrarie all’altro così da imprimere al mezzo il moto di rotazione intorno a sè stesso. Il gioco delle spinte e dei sensi di rotazione delle ruote risulta determinante anche per le capacità natatorie della U8. A coordinare tutto questo ci pensa una potente centralina elettronica che sovrintende a tutta la dinamica della vettura, anche alle sospensioni attive DiSus-P.

Questo sistema è dotato di elementi idraulici, anch’essi controllati singolarmente, che regolano la loro altezza e il loro grado smorzamento non reagendo ad impulsi che arrivano dal terreno, ma traendo le istruzioni da algoritmi ad intelligenza artificiale e dalla situazione di guida. Questo sistema provvede a variare l’altezza di 150 mm, a bilanciare sui tratti pieni di curve i movimenti della scocca e autolivellarne la posizione dal suolo, anche quando il terreno ha altezze diverse per ogni ruota. Quest’ultime riescono dunque ad essere tenute attivamente a contatto con il terreno e possono offrire al veicolo la massima trazione senza che il sistema debba diminuire la potenza e la coppia applicate ad una ruota perché più distante o meno appoggiata al suolo. Più ruote a terra e ben poggiate vuol dire più trazione e maggiore capacità di muoversi in condizioni difficili. Ecco perché il controllo attivo e individuale dei motori e delle sospensioni della YangWang U8 sono la chiave della sua superiore mobilità su tutti terreni, solidi o liquidi che siano.




