L'originale Tesla Model X con le portiere ad ali di gabbiano

Salone di Ginevra 2016, sport utility ed ibride sono il motore del mercato

di Oscar Giannino
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GINEVRA - L’auto ha mostrato al salone di Ginevra una salute che le invidiano in realtà tutti gli altri settori industriali, in questa fase molto complicata di volatilità e instabilità dei mercati mondiali. E prima di dare un occhio ad alcune delle tendenze di fondo che da Ginevra escono ulteriormente rafforzate, ricordiamoci bene che l’Italia deve accendere un grande cero innanzitutto a Fca, e in piccolo anche agli altri produttori di auto in Italia. Perché la crescita del Pil italiano dello 0,8% nel 2015 semplicemente non ci sarebbe stata ma avrebbe di poco superato lo 0,3%, senza il +10,9% registrato nel 2015 dalla produzione di autoveicoli nel nostro paese.
 

È il settore a maggior tasso di crescita nella manifattura e nell’export italiano (il resto della domanda mondiale ha dato purtroppo un contributo negativo al Pil dell’Italia nel 2015). Ed è grazie a questo trend che siamo tornati a produrre 675mila auto in Italia dalle 388mila in cui eravamo piombati, trend che porta nel 2016 al probabile superamento d’un balzo di quota un milione. Le immatricolazioni in Italia sono state 156 mila a gennaio e 173 mila a febbraio, mentre erano 132mila nel gennaio 2015: con un aumento del 22,9% nei primi 2 mesi rispetto a un anno fa.

Al paragone, a gennaio sul 2015 l’aumento dell’Europa a 28 era pari solo a +6,2%. Solo Irlanda e Slovacchia mostrano un trend più sostenuto del nostro. Mentre la Germania vedeva le immatricolazioni annuali a gennaio crescere solo del 3,3%, il Regno Unito del 2,9%, la Francia del 3,9%, l’Austria del 2,5%, e la Spagna del 12%. In questo inizio anno l’Italia viaggia a quasi 20mila immatricolazioni mensili al mese più della Francia, il che è tutto dire. E, ancora a gennaio, Fiat-Chrysler era il produttore a segnare sull’anno il maggior miglioramento della sua quota di mercato europeo, con un +14,5% rispetto a +1% di VW e Renault, +2% di Toyota, +3,7% di PSA, +4,8% di BMW, +9,4% di Daimler, +11,4% di Ford e +11,9% di General Motors.


Certo, il più degli altri produttori ha margini assai più elevati di Fiat-Chrysler sui modelli venduti nel settore premium e Suv, rispetto alle due vetture italiane che sono nella parte alta della classifica europea, cioè Panda al decimo posto e 500 al diciassettesimo. Ma la sfida dei margini si giocherà entro 18 mesi: quando con la nuova presidenza americana si capirà meglio se esiste davvero l’agibilità politica per un consolidamento ulteriore negli Usa per Fca, oppure se la sua prospettiva è di un deal con un attore di un altro continente. Hillary Clinton non è Obama, che oggettivamente ha grande fiducia in Marchionne. Quanto a Trump, quando ha parlato nella sua campagna elettorale di salvataggi nell’auto Usa, un paio di volte ha commesso marchiani errori rivelando di non aver ben presente di cosa si parlasse e quali posizioni siano state tenute dagli altri candidati: il ché non fa esattamente ben sperare.


Spendiamo invece qualche parola su due tendenze nell’auto che rischiano di essere a volte un po’ mistificate dall’enfasi che l’informazione per prima pone su alcuni temi. La prima di esse è senza dubbio quella della propulsione alternativa al motore a combustibile fossile. È bene dunque ricordare che nel 2015 il totale delle auto a propulsione solo elettrica immatricolate in tutta Europa ha di poco superato le 80mila unità, su un totale di 13,7 milioni di auto nell’Europa a 28. Ergo stiamo parlando di poco più dello 0,6% del mercato: 16mila Renault Zoe, altrettante Nissan Leaf, 13mila Tesla S, 10mila BMW i3 e altrettante VW Golf-e.


Conclusione: siamo ancora distanti anni-luce dalla rivoluzione solo-elettrica come volumi di massa, checché sembri da tanti annunci. Al contrario, le motorizzazioni ibride iniziano a diventare un fenomeno non trascurabile. Sono cresciute sino a sfiorare nel 2015 in Europa le 280mila unità, di cui 157mila rappresentate dalla sola somma di Toyota Auris, Yaris e Prius, e altre 35mila dei 3 modelli ibridi della Lexus NX, CT e IS. Tra i gruppi europei, in significativa ascesa nel recuperare il gap verso i giapponesi sono VW nell’ibrido plug-in, con Golf GTE, VW Passat GTE e Audi A3 e-tron. E BMW, anch’essa nel plug-in, con la versione ad hoc del Suv X5 e la 330e. Ma è un mercato ancora pressoché totalmente “guidato” dagli incentivi pubblici.


L’Olanda per esempio è diventato il terzo mercato al mondo dell’ibrido plug-in, con oltre 37mila auto di questo tipo immatricolate nel 2015 grazie agli oltre 7mila euro di aiuti pubblici per taxi e flotte aziendali. Idem dicasi per i fortissimi sconti fiscali previsti nel Regno Unito, con oltre 62mila unità immatricolate nel 2015. In altri paesi europei, lo shift tra gasolio-ibrido a favore di benzina-ibrido dei produttori nazionali, come capita in Francia con PSA, ha fatto scendere il mercato addirittura del 40%. Sarà solo il passaggio dal full-hybrid al mild e micro-hybrid, secondo i più autorevoli osservatori dell’evoluzione propulsiva nell’auto col passaggio a sistemi elettrici tarati sui 48 volt, a rendere ipotizzabile un balzo in avanti dell’intero settore ibrido verso quota 750mila auto l’anno in Europa, entro il prossimo triennio. E sarebbe, anche in quel caso ottimistico, una fascia del mercato non superiore al 5% del totale europeo.


Al contrario, ed è l’osservazione conclusiva, è il segmento dei Suv a continuare a crescere impetuosamente. Sommando ai crossover i 6 sottosegmenti della categoria Suv - a partire dai più piccoli Compact, e poi salendo Small, Premium Midsize, Premium Compact, Premium Large e Large - nel 2015 in Europa se ne sono immatricolate oltre 3 milioni di unità: il 23% dell’intero mercato Ue dell’auto. Erano il 20% nel 2014, e il 17% nel 2013. A dominare sono Nissan, VW, Ford, ma va forte anche Renault.


Mentre Seat con la guida di Luca De Meo ha da poco annunciato che entrerà nel segmento con la compatta Ateca, che ha debuttato proprio a Ginevra e sarà seguita da altri due modelli entro il 2020. Tutti quelli che puntano a una decrescita felice guardino all’andamento del mercato dei Suv, e avranno la più ferma smentita su ciò che davvero preferiscono invece i consumatori europei. Per fortuna.
 

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Domenica 27 Marzo 2016 - Ultimo aggiornamento: 23-06-2017 17:16 | © RIPRODUZIONE RISERVATA