L'Ovale rilucida il mito. In attesa del 2027 quando tornerà anche in Hypercar Ford tiene sempre alta una tradizione senza uguali

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Ford, la forza della tradizione: numero uno dei commerciali. L'Ovale Blu ha presentato il piano per crescere nei prossimi anni

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La Ferrari ha vinto 4 delle ultime 5 gare a Le Mans. Dobbiamo pensare come la Ferrari» questo fa dire James Mangold, regista del celebre “Le Mans ‘66, la grande sfida”, a Lee Iacocca (John Bernthal) mentre spiega a Henry Ford II (Tracy Letts) perché è così importante per il marchio dell’Ovale Blu correre e vincere. Ebbene sembra di essere tornati esattamente a 60 anni fa: il Cavallino ha vinto tre Le Mans consecutive e a Dearborn hanno deciso di sfidarla nuovamente replicando quanto fatto tra il 1966 e il 1969 con le 4 vittorie di fila della GT 40, e nel 2016 quando, esattamente 50 anni dopo, tornò in terra di Francia con la GT riuscendo a battere ancora il Cavallino nella categoria delle derivate di serie.

E se la prima volta fu con la memorabile tripletta McLaren-Amon, Miles-Hulme e Bucknum-Hutcherson di fronte a Henry Ford II, la seconda fu con tre macchine nei primi 4 posti sotto gli occhi di tutta la famiglia Ford arrivata, insieme ad uno stuolo di amici, con due charter da Detroit. Dai tempi di Iacocca la casa americana ha vinto molto altro e da qualche anno è tornata a gareggiare in tutte le più importanti categorie motoristiche: dal WRC alla Formula 1 con la Red Bull, dalla Dakar alle corse di durata con le Mustang, sia nell’IMSA sia nel WEC sotto il comando di Mark Rushbrook, plenipotenziario di Ford Racing. E questo proprio mentre la GT emette il suo canto del cigno firmando con la versione Mark IV il giro più veloce al Nürburgring per auto dotate del solo motore a scoppio con un 6:15.977 che polverizza il 6:49.275 fissato dalla Chevrolet Corvette ZR1X meno di un anno fa.
Ora è però il momento di rilanciare “la” sfida, quella di Le Mans dove la Ford tornerà nel 2027 con un prototipo per gareggiare tra le Hypercar così come nel WEC e, successivamente, anche tra le GTP nell’IMSA. E le analogie con il programma che, sotto la conduzione di Carrol Shelby, portò a ottenere il poker di vittorie non sono finite. Così come la GT 40 nacque su un telaio Lola venuto dal Vecchio Continente, anche la LMDh dei nostri giorni avrà uno chassis che viene dalla Francia e sarà marcato Oreca mentre quello della GT era opera della canadese Multimatic. È dunque destino che una Ford che corre a Le Mans abbia telaio straniero, ma il motore che farà parte del sistema ibrido sarà assolutamente yankee, ancora di più del V6 biturbo 3.5 della GT arrivato sulla Mk IV ad erogare 820 cv, ovvero un V8 aspirato da 5,2 litri derivato dall’unità Coyote che equipaggia anche le Mustang e modificato per raggiungere i circa 700 cv richiesti dai regolamenti contro i 500-550 cv “strozzati” della GT3.

Il perché di questa scelta è acusticamente identitario: «Quando sentirete una Ford sfrecciare sul rettilineo di Mulsanne alle 3 del mattino – ha dichiarato il responsabile del progetto Ford Hypercar, il britannico Dan Sayers con un passato in Formula 1 con Aston Martin e Red Bull – non dovrete guardare il marchio per sapere di chi si tratta». I motivi di questa scelta insomma sono gli stessi che hanno portato ad avere un V8 Coyote anche sulla Ranger Raptor T1+ per la Dakar così come sulle Mustang che corrono nei campionati GT di tutto il mondo, ma nel caso della LMDh anche la gestione sportiva sarà nelle mani di Ford Racing, a conferma di quanta importanza la casa americana dia a questo programma che ha durata quinquennale e ha il suo quartier generale negli USA anche se dell’assemblaggio delle vetture si occuperà la Venture Racing nel Regno Unito.

Tra gli acquisti per la squadra tecnica ci sono Jean-Philip Sarrazin, progettista di lungo corso in più categorie dell’endurance, e Leena Gade, la britannica di origini indiane famosa per essere stata nel 2011 il primo ed unico ingegnere di macchina donna ad aver vinto la 24 Ore di Le Mans con Audi, replicando nel 2012 e nel 2014. Quanto ai piloti, i primi tre sono lo statunitense Logan Sergeant, il britannico Sebastian Priaulx e Mike “Rocky” Rockenfeller, vincitore assoluto a Le Mans nel 2010 e nel 2005 tra le GT, nonché trionfatore a Daytona (2010), al Nürburgring (2006) e nel DTM (2013) e iridato nel 2005 nel FIA GT. L’ultima volta a Le Mans per il tedesco è stata nel 2023 al volante di una fragorosa Camaro ZL1 arrivata dal campionato NASCAR insieme alla leggenda Jimmie Johnson (7 campionati vinti) e Jenson Button per un inaspettato 39° posto assoluto. Per gli altri tre caschi, l’appuntamento è fissato a margine della 24 Ore che si correrà nella Loira questo weekend. La sfida è già cominciata, anzi non è mai finita.




