Rubens Barrichello

24 Ore di Le Mans, Rubens Barrichello: il rookie più esperto del mondo

di Cristiano Chiavegato
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LE MANS - Detiene il record dei Gran Premi disputati, con 322 presenze in 19 stagioni di Formula 1, condite da 11 vittorie. Eppure Rubens Barrichello, 45 anni suonati il 23 maggio scorso, a Le Mans è considerato un rookie, un debuttante. A causa del ferreo regolamento dell’ACO, il potente Automobile Club de l’Ouest che organizza la 24 Ore, il pilota brasiliano ha dovuto partecipare, il 4 giugno scorso, alla giornata dei test, percorrendo almeno 10 giri del circuito di 13,6 chilometri, dei quali 5 cronometrati per essere ammesso. Ma non solo: è stato costretto a passare anche una giornata di prova al simulatore, superando l’esame anche se è stato protagonista di un incidente nel corso del quale ha praticamente distrutto una Porsche 911 GT. I “professori” francesi lo hanno ammesso comunque, in considerazione della sua non dicutibile esperienza.
 

 

Barrichello dunque sarà in pista nella categoria LMP2 con la sua nuovissima Dallara-Gibson P217 del Racing Team Nederland insieme a Jan Lammers e a Frits Van Eerd. C’è un ricorso storico nella formazione di questo equipaggio. Lammers fu il primo a chiamare Rubens in Europa nel 1990 per farlo gareggiare con il suo team nel campionato europeo Opel Lotus, che l’allora diciottenne ragazzo di San Paolo vinse, conquistandosi un posto nella F3 inglese, dove l’anno dopo si aggiudicò il campionato e diede l’avvio a una carriera strepitosa. Nel corso della quale ha anche ottenuto 11 primi posti in F1, nove con la Ferrari e due alla guida della Brawn GP. Il terzo elemento della squadra, Frits Van Eerd, cinquantenne miliardario, un amatore che però ha corso e vinto anche nelle F1 storiche ed è anche il principale sponsor della squadra. Lammers ha 61 anni, ha iniziato a correre nel 1977 e praticamente non ha quasi mai smesso. A parte 41 gare in F1 con Shadow, Ats, Theodore e March, vanta una vittoria a Le Mans con la Jaguar e una a Daytona con la stessa macchina.

«Con Jan, ovviamente, ci conosciamo da tempo - racconta Barrichello - Ci siamo sentiti e visti molte volte. Aveva il mio numero di telefono e mi ha chiamato. È stato lui a propormi già l’anno scorso di tornare in Europa per disputare questa corsa prestigiosa. E sono stato felice di accettare. Da quando ho lasciato la F1 nel 2011, mi sono dedicato a ogni tipo di corse. E sono veramente eccitato da questa sfida. Ho gareggiato a Monza e a Montecarlo, nella 500 miglia di Indianapolis, alla 24 Ore di Daytona, nelle stok car, in pratica non ho mai smesso. È qualcosa della quale sono fiero.Nella vita non bisogna mai smettere di sognare. Ho provato a fondo la Dallara, mi sembra che sia competitiva. E comunque mi piace, così come amo la squadra, l’ambiente, l’atmosfera, tutto. Mi sento come un ragazzino al quale hanno regalato un magnifico giocattolo e non vede l’ora di provalo. Sono impaziente, mi vedo già in pista durante la gara».

La storia di Rubens Barrichello, pilota di origine italiana (la famiglia era emigrata in Brasile dalla provincia di Treviso) è costellata di episodi straordinari, nel bene e nel male. Lui in realtà è stato iscritto in 323 gare di F1. Ma una non è riuscito a disputarla. Fu quel terribile GP di San Marino del 1994, uno dei più drammatici di sempre.
Le prove del venerdì furono segnate da un terribile incidente proprio del brasiliano. La sua Jordan, a causa del cedimento di una sospensione andò in testacoda alla Variante Bassa, passò di traverso sul cordolo esterno che fece come da trampolino, facendo decollare la vettura che volò al di sopra delle gomme a bordo pista, contro le reti di protezione, rimbalzando poi all’indietro, per cappottare un paio di volte e terminare la sua corsa ribaltandosi.

Rubens, inizialmente privo di conoscenza, riprese i sensi grazie agli sforzi dei medici di pista, per essere poi trasportato al centro di soccorso e in seguito all’ospedale. Il giorno successivo si ripresentò nel paddock, con una frattura al setto nasale, tagli alla bocca, un braccio fasciato, una costola incrinata ed una leggera amnesia, e venne escluso dal GP. Seguirono la morte di Roland Ratzenberger il sabato e di Ayrton Senna la domenica, oltre al ferimento di alcuni meccanici a causa della ruota persa dalla Minardi di Alboreto in uscita dai box, e di vari spettatori assiepati in tribuna, colpiti dai detriti staccatisi dalle vetture di Pedro Lamy e JJ Lehto, entrati in collisione al via. Pochi anni dopo Barrichello vinse, nel 2000, quella che forse è stata la più bella vittoria e anche la prima in F1, della sua vita, il GP di Germania a Hockenheim.

Partito 18° il brasiliano con la Ferrari fra invasioni di pista da parte di un lavoratore della Mercedes che protestava, pista asciutta e pioggia battente Rubens si impose con un gran distacco su Hakkinen e Coulthard. «Mi sono sempre entusiasmato ed ho saputo reagire anche nei momento più difficili - conclude Barrichello - E mi sono anche divertito. Una volta, con una Ferrari F1 ma speciale perché con tre posti, portai in pista mio padre cinquantenne e mio nonno di 77 anni, si chiamano entrambi Rubens come me, a 270 km orari. Ebbero tanta paura, ma alla fine ridemmo molto tutti insieme. Adesso ho due figli, Eduardo di 15 e Fernando di 11. Il primo è molto dotato, sarà un vero campione».
 

 

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Domenica 18 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 20-06-2017 15:24 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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