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MILLERUOTE
di Giorgio Ursicino
Da sinistra: Carlos Sainz, Max Verstappen e Charles Leclerc

Ferrari, Leclerc e Sainz si beccano: Vasseur li tiene in riga anche con il rinnovo del contratto

di Giorgio Ursicino

I motori restano caldi. Dopodomani a Silverstone le monoposto di F1 scenderanno nuovamente in pista per il GP di Gran Bretagna, il più antico del Mondiale. Quello dove tutto cominciò il 13 maggio del 1950. Tre Alfa Romeo sul podio, due piloti italiani sui gradini più alti. Come in una staffetta ideale, il posto dell’Alfa è stato da tempo preso dalla Ferrari. Ma oggi la vita è un po’ più dura perché a fare il Biscione in questa fase non è il Cavallino, ma i tori scatenati della Red Bull, domati solo dal giovane cannibale Max Verstappen. Se tanto mi dà tanto, nel tempio della velocità di Sua Maestà (il circuito nasce su un vecchio aeroporto militare), con curvoni velocissimi disegnati nella verde campagna inglese, si prendono la scena le vetture migliori, le più equilibrate e perfette aerodinamicamente. E i bolidi inventati da Adrian Newey hanno ipotecato con parecchio anticipo la doppietta.

Non sarà proprio nel tracciato poco distante dalla sede che il team di Chris Horner si potrà permettere di perdere l’imbattibilità. L’umore in questi giorni a Maranello è buono. Anzi ottimo. E non certo perché lo scorso anno qui vinse l’unico GP della sua carriera Carlos Sainz. Un inizio di luglio scoppiettante, perché la settimana dopo a vincere in Austria fu Charles, facendo sperare nel sogno Mondiale. Adesso il buon umore si sprigiona dal comportamento in gara della SF-23 che, prima a Montreal e poi a Zeltweg, ha fatto vedere di aver risolto i problemi con le gomme sulla distanza e di aver riconquistato quel ruolo di “seconda forza” avuto nel 2022 e quest’anno soltanto sul giro secco.

Silverstone non ricorda invece momenti dolci sul piano relazionale poiché, appena sceso dalla macchina, Leclerc sembrava un cinghiale inferocito invece di fare buon viso a cattivo gioco al primo trionfo del compagno che aveva appena espugnato il fortino inglese (la maggior parte delle squadre hanno il quartier generale nel Regno Unito). Chi la fa l’aspetti e il diplomatico spagnolo certo non gradì quel comportamento da pit bull ripetuto anche qualche altra volta. Ma faccia d’angelo proprio recentemente lo ha ammesso, sotto lo sguardo tagliente ma bonario di Frédéric Vasseur che gli aveva fatto barba e capelli per essersi scagliato contro la squadra. «Dovete avere pazienza, sono fatto così, a caldo m’infiammo. Non digerisco l’adrenalina...». C’è da credere al principino, perché a chiedere scusa è veloce almeno quanto ad acchiappare le pole.

E lo scorso anno, proprio a Silverstone, aveva chiesto venia a Carlos per non averlo immediatamente festeggiato in un momento tanto topico. Anche in quel caso ci fu una severa reprimenda del “tranquillo” Mattia Binotto a cui il monegasco aveva fatto perdere le staffe tanto da puntargli l’indice sotto il naso. Nei corridoi di Maranello si vocifera che il rapporto fra il predestinato e l’ex team principal non abbia aiutato l’ingegnere nato in Svizzera nel momento in cui era in bilico. Al Red Bull Ring Sainz si è levato qualche sassolino dalle scarpe, lamentandosi neanche troppo velatamente che il muretto non gli abbia dato l’ok per attaccare il compagno nelle fasi iniziali quando, a suo dire, era più veloce di Charles e voleva provare a prendere super Max (non ci credeva neanche lui, ma era il gioco delle parti per cercare di equilibrare il rapporto con il compagno di banco).

Da dove nasce la rivalità più accesa all’interno del team forse paragonabile solo a quella dei galletti francesi Ocon-Gasly? Alla fine del 2020 la Ferrari scaricò un quattro volte campione del mondo come Vettel per puntare su Leclerc a cui aveva rinnovato il contratto il più lungo nella storia Ferrari. Ma a fine stagione Carlos chiuse davanti a Charles facendo vedere a tutti di non essere tagliato per fare la seconda guida. Sia Binotto che, tanto più, Vasseur hanno subito messo in chiaro che «in Ferrari non ci sono gerarchie precostituite, se uno deve aiutare l’altro per il bene della squadra lo decideranno le circostanze». E il predestinato fa sempre un’enorme fatica a digerire questo diktat, almeno a caldo. Lui a Maranello si sente a casa sua. Anche per questo che il sorridente ma fermo Fred ha dichiarato, con l’avallo del presidente Elkann, che «il rinnovo dei contratti dei piloti non è una priorità...».

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Mercoledì 5 Luglio 2023 - Ultimo aggiornamento: 07-07-2023 11:23 | © RIPRODUZIONE RISERVATA