Swift, la gemma giapponese. Suzuki rinnova il suo modello più globale

di Nicola Desiderio
MONTE CARLO - La Suzuki Swift raggiunge la terza generazione e, dopo la presentazione ufficiale al Salone di Ginevra, è pronta a sbarcare negli showroom per continuare una storia iniziata nel 2004 e che ha fruttato ben 5,3 milioni di unità vendute in ben 147 paesi. Un’auto dunque dalla statura globale e determinante per la crescita del costruttore di Hamamatsu che nel 2016 è diventato il nono costruttore mondiale con 2,8 milioni di automobili vendute, 267mila delle quali in Europa e 22.600 in Italia con un progresso del 21%.
 
 


Merito anche di Vitara, Baleno e Ignis e di una strategia che prevede il lancio di almeno un nuovo modello all’anno. Ora è la volta della Swift che, oltre a essere importante per i numeri, ha anche un valore iconico perché ha seguito un solco ben preciso in termini di stile. La nuova Swift conferma tale filosofia e, pur rimanendo perfettamente riconoscibile, è meno monolitica e più sinuosa grazie in particolare alla nuova calandra, ai parafanghi ad arco e alla modanatura che unisce il finestrino posteriore e il lunotto, ospitando anche la maniglia della portiera.

La piccola giapponese, insomma, diventa più sportiva ed è anche un po’ italiana visto che i primi schizzi sono stati fatti a Torino dove Suzuki ha da qualche anno un piccolo centro stile. La nuova Swift è lunga 3,84 metri, dunque si accorcia un cm rinunciando a fare quel salto che ha portato le sue concorrenti a 4 metri e oltre già da tempo, si allarga di 4 cm e si abbassa di 1,5 cm, ma si migliora nelle aree dove era debole ovvero per abitabilità e bagagliaio. Ora c’è più spazio per i passeggeri, l’accessibilità è più agevole e sotto il portellone ci sono 265 litri, 54 in più di prima. Le migliori concorrenti fanno meglio, però danno anche 20 centimetri in più da parcheggiare. Ma il progresso più interessante si nota alla bilancia. La nuova Swift pesa infatti 120 kg in meno, un progresso enorme per un’auto di queste dimensioni, raggiunto grazie alla piattaforma Heartect che per la struttura adotta una conformazione più efficiente e un uso più esteso di acciai ad alta resistenza. Si va da 840 kg a 980 kg, a seconda delle versioni.

La Swift esprime la propria nota sportiva anche all’interno dell’abitacolo, con la forma circolare degli strumenti e la parte centrale della plancia leggermente orientata verso il guidatore. Rispetto al passato, migliora la razionalità dei comandi e dei vani per riporre gli oggetti, mentre le plastiche rimangono un po’ dure. Netto invece il salto in avanti in termini di tecnologia. Il sistema infotelematico con schermo da 7 pollici è chiaro nella grafica e facile da usare, specchia dispositivi Android e iOs, ospita la telecamera di parcheggio e c’è anche il sintonizzatore Dab.

Anche per la sicurezza la Swift non teme confronti e, grazie alla collaborazione tra telecamera e radar, offre i più moderni sistemi di assistenza alla guida. In più, per denominarli alla Suzuki hanno rinunciato alle solite smanie anglofile e hanno inventato denominazioni dalla comprensione immediata: la frenata autonoma con l’allerta per la distanza di sicurezza così diventa “attentofrena”, il mantenimento della corsia è il “guidadritto” e l’allerta che segnala al guidatore che è stanco e sarebbe meglio fermarsi è il “restasveglio”.

Ci sono anche i fari full led, il “chiavintasca” (meglio questo che l’anglofono “keyless”) e “accompagnami”, la funzione che tiene accese le luci per alcuni secondi dopo aver chiuso la vettura: il tempo di arrivare a casa e mettere le chiavi nella serratura. I motori sono il 4 cilindri 1.2 Dualjet con doppio iniettore da 90 cv e 3 cilindri mille Boosterjet turbo ad iniezione diretta da 112 cv. Entrambi si possono avere anche con il sistema ibrido “mild” SHVS di Suzuki già visto su Baleno e Ignis.

È composto da un motorino d’avviamento un po’ più potente del solito (1,9 kW) e da una piccola batteria agli ioni di litio posizionata sotto il sedile di guida. Il sistema recupera l’energia, gestisce lo stop&start e dà una piccola spinta aggiuntiva allo spunto. Non permette di viaggiare in elettrico né aggiunge potenza o coppia e prestazioni massime, migliora però la risposta all’acceleratore e i consumi del 7% – 4 litri/100 km pari a 90 g/km di CO2 sulla 1.2 – ma soprattutto consente di accedere a tutte le facilitazioni di cui gode l’ibrido in alcune città, province e regioni come poter parcheggiare gratuitamente sulle strisce blu o essere esentati in tutto o in parte dalla tassa di circolazione. L’ibrido si può avere anche sulla versione 1.2 a trazione integrale con l’altezza da terra maggiore di 2,5 cm, non si può avere invece con il mille se accoppiato al cambio automatico a 6 rapporti con convertitore di coppia (e levette al volante) al posto del manuale a 5 marce.

Il milledue è un buon motore, ma il 3 cilindri mille da 112 cv è quello che si adatta meglio allo spirito della giapponese. Al di là delle ottime prestazioni dichiarate (195 km/h, 0-100 km/h in 10,6 secondi), è brillante, elastico grazie ai 170 Nm di coppia tra 2.000 e 3.500 giri/min, e esalta le doti stradali di questa Suzuki. La Swift infatti in curva è piatta, è naturalmente agile ed è anche confortevole perché assorbe bene lo sconnesso e in velocità non fa sentire troppo la strada e l’aria. La nuova Suzuki Swift è offerta in 4 allestimenti (Easy, Cool, Top Hybrid e S) a partire da 13.990 euro, ma fino al 30 giugno gode di uno sconto secco di 3.040 euro che abbassa la soglia di ingresso a 10.950 euro. Ci sono anche la Web Edition, acquistabile solo su Internet, e la Cool Launch Edition che con 12.650 euro offre una dotazione ancora più conveniente.
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Domenica 9 Aprile 2017, 18:41
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